Archivio per la categoria I PRIGIONIERI POLITICI

Liberateli subito

Los de Abajo

Liberateli. Subito.

Gloria Muñoz Ramírez

Il 20 novembre sarà ricordato come un giorno storico, quando si sono svolte più di 500 mobilitazioni in Messico e nel mondo per chiedere di riavere in vita i 43 studenti di Ayotzinapa, Guerrero, dopo più di 50 giorni in cui sono stati vittime di sparizione forzata e tre dei loro compagni assassinati. La richiesta, anch’essa centrale, delle dimissioni del presidente Enrique Peña Nieto è risuonata contemporaneamente in Corea del Sud, Nuova Zelanda, India ed in centinaia di città di Stati Uniti ed Europa. Ed ovviamente, in tutto il territorio messicano. Il grido di “Andatevene tutti!” è stato certamente sentito dalla classe politica messicana di tutti i colori, i cui membri non osano nemmeno più frasi vedere in queste manifestazioni. Non si salva nessuno. Prosegui la lettura »

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Liberati 3 indigeni di Puebla

La Jornada – Giovedì 25 luglio 2013

Liberati i tre indigeni accusati di aver avvelenato l’acqua dell’ejido di Puebla

Hermann Bellinghausen

Martedì notte sono stati liberati i tre indigeni dell’ejido di Puebla, due di loro zapatisti, in stato di fermo presso la procura indigena di San Cristóbal de las Casas dal fine settimana scorso. Si tratta di Mariano Méndez Méndez, Luciano Méndez Hernández y Juan López Santiz. (… segue http://www.jornada.unam.mx/2013/07/25/politica/017n1pol

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La patata bollente

Los de Abajo

La patata bollente

Gloria Muñoz Ramírez

 Nonostante le pressioni esercitate su di lui e contro il suo popolo, questo 19 aprile si è svolta la giornata nazionale ed internazionale da dieci anni più grande per chiedere la liberazione di Alberto Patishtán, il prigioniero politico più emblematico del Messico. La visita del presidente Enrique Peña Nieto a Zinacantán, dove ha lanciato la sua campagna contro la fame, non è riuscita a fermare la grande manifestazione nella capitale del Chiapas, benché il governatore Manuel Velasco ci abbia provato per rendere più amichevole il soggiorno dell’Esecutivo federale. Prosegui la lettura »

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Patishtan, un simbolo della lotta per la libertà

ALBERTO PATISHTAN, UN SIMBOLO DELLA LOTTA, A FIANCO DELL’EZLN, PER LA LIBERTÁ E LA DIGNITÁ DEL POPOLO MESSICANO

Alberto Patishtan è oggi il prigioniero politico più famoso del Messico. Si trova in carcere dal 21 luglio del 2000 dove sta scontando una pena che gli permettererà di tornare in libertà solo nel 2060 quando avrà 89 anni.

E’ accusato dell’omicidio di 8 poliziotti avvenuto la mattina del 12 giugno del 2000 a Las Lagunas de Las Limas, municipio di Simojovel nello stato messicano del Chiapas.

Alberto è un simbolo. Lo è per la sua lotta instancabile per la libertà e la dignità, come per la sua forza incredibile nell’animare i compagni e compagne detenuti a ribellarsi all’abominio delle carceri e alle ingiustizie di Stato; Prosegui la lettura »

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Alberto Patishtán a digiuno in carcere

Alberto Patishtán a digiuno.

Frayba: Patishtán a digiuno per la sua libertà.

Dal carcere No. 5 di San Cristóbal de Las Casas, Chiapas Alberto Patishtán prigioniero politico della Voz del Amate annuncia di essere da 4 giorni a digiuno allo scopo di chiedere alle autorità federali del Consejo de la Judicatura federal e del Primer Tribunal colegiado de Vigésimo Circuito de Chiapas, di rilevare e risolvere il suo riconoscimento di innocenza.

Via @chiapasdenuncia: En ayuno Alberto Patishtán por su Libertad hoy lleva 4 días

Lettera di Alberto Patishtán: Link


Nuova campagna per Patishtán.

21 marzo 2013 di Comitato Chiapas “Maribel” Bergamo

La Jornada – Giovedì 21 marzo 2013

Nuova campagna internazionale per la liberazione di Patishtán

HERMANN BELLINGHAUSEN Prosegui la lettura »

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Rosario Díaz Méndez in carcere da 7 anni

Il tribunale di Simojovel può riparare all’ingiustizia di 7 anni

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis. 27 gennaio. Cresce la richiesta di assoluzione e liberazione di Rosario Díaz Méndez, aderente della Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona e membro della Voz del Amate, attualmente detenuto nella prigione statale del municipio di San Cristóbal. La soluzione del suo caso ha avuto molti ritardi. Ora esiste una nuova opportunità di rendergli giustizia dopo quasi otto anni di privazione della libertà. Prosegui la lettura »

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Dopo 13 mesi liberano tzeltal accusato di omicidio per mancanza di prove

FONTE: La Jornada: http://www.jornada.unam.mx/2013/01/26/politica/019n1pol

San Cristóbal de las Casas, Chiapas. 25 gennaio, inviato Hermann Bellinghausen. Francisco Sántiz López, base d’appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), è stato liberato questo pomeriggio dal carcere di San Cristobal, a causa dell’assenza di prove per le accuse che lo tenevano in prigione da 13 mesi e mezzo.

Padre di otto e nonno di 12,contadino e commerciante tzeltal militante nelle basi d’appoggio zapatiste per più di 20 anni, ha dichiarato, appena passato dall’altro lato delle sbarre: “Continueremo la lotta nell’EZLN, continueremo su questa strada e vinceremo”. Prosegui la lettura »

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Denuncia dal Cereco n°5

Denuncia dal Cereco n°5

Alla opinione pubblica
Ai mezzi di comunicazione statali, nazionali e internazionali

Ai mezzi di comunicazione alternativi
Agli aderenti della Otra Campaña dell’EZLN
Alla Sesta Internazionale
Alle organizzazioni indipendenti
Ai difensori dei Diritti Umani e le ONG

Prigionieri politici: Base d’appoggio dell’EZLN, La Voz del Amate e i Solidarios de la Voz del Amate aderenti alla Otra Campaña dell’EZLN.

Reclusi nel carcere nº5 di San Cristóbal de Las Casas.

Nei centri penitenziari del nostro stato del Chiapas, esistono delle operazioni da parte delle autorità, che a loro dire sono per il benessere della popolazione interna. In particolare nel Cereso nº5, il giorno 16 gennaio, verso le 7.40 del mattino, è arrivato un Prosegui la lettura »

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Dal penal número 5, Prigionieri politici de La Voz del Amate e i Solidarios de la Voz del Amate esigono la propria liberazione

Alla opinione pubblica
Ai mezzi di comunicazione statali, nazionali e internazionali
Ai mezzi di comunicazione alternativi
Agli aderenti della Otra Campaña dell’ EZLN
Alla Sesta Internazionale
Alle organizzazioni indipendenti
Ai difensori dei Diritti Umani e le ONG

Prigionieri politici de La Voz del Amate e i Solidarios de la Voz del Amate, aderenti della Otra Campaña dell’EZLN. Reclusi nel penal número 5, di San Cristóbal de las Casas Chiapas.

Per colpa di alcuni capitalisti neoliberalisti che sfruttano gli operai e i contadini che lavorano quotidianamente, solo per sostenere la propria famiglia. Prosegui la lettura »

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Arrestato Francisco Sántiz López, base di appoggio dell’EZLN


Arrestato Francisco Sántiz López, base di appoggio dell

A Tenejapa, Chiapas, arrestato Francisco Sántiz López, base di appoggio dell’EZLN

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis. 17 marzo. La Giunta di Buon Governo (JBG)Corazón Céntrico de los Zapatistas Delante del Mundo, con sede nel caracol di Oventic, ha denunciato l’arresto ingiustificato di Francisco Sántiz López, base di appoggio dell’EZLN nel municipio ufficiale di Tenejapa, accusato di un crimine successo quando lo stesso Lopez non si trovava sul luogo dei fatti. Il 4 dicembre 2011 era stato fermato a Tenejapa, “accusato falsamente di aver guidato una provocazione in cui era  rimasto ucciso Pedro Méndez López, Prosegui la lettura »

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Una firma per la libertà di Rosa Lopez, prigioniera politica in Chiapas

Per la libertà di Rosa Lopez, prigioniera politica in Chiapas (Messico)

Rosa López Díaz è una donna indigena (tzotzil) nata il 2 dicembre 1978, prigioniera in Chiapas, Messico, dal 10 maggio 2007 per un crimine di sequestro che non ha mai commesso. E’ detenuta insieme al suo compagno Alfredo López, e durante le prime ore della detenzione subisce tortura sessuale e di altro tipo, al fine di strapparle una confessione di colpevolezza. Rosa si trova a scontare una sentenza di 27 anni e 6 mesi nel carcere n. 5 di San Cristóbal de Las Casas.

PRETENDI DAL GOVERNO DI JUAN SABINES GUERRERO LA LIBERTA’ IMMEDIATA DI ROSA LOPEZ DIAZ E DEI SUOI COMPAGNI DI LOTTA!! Prosegui la lettura »

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Libertà per Alberto Patishtán.

La Jornada – Giovedì 23 febbraio 2012

Il professor Patishtán chiede al governatore Sabines di mantenere la parola data di liberarlo e ritiene il suo trasferimento nel carcere di Sinaloa “la punizione per aver chiesto giustizia”

Hermann Bellinghausen

Il professore tzotzil Alberto Patishtán Gómez, prigionieri politico della Voz del Amate e aderente all’Altra Campagna dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), in carcere da 12 anni –e che qualche mese fa è stato trasferito dal Chiapas al Carcere No. 8, chiamato Norponiente, a Guasave, Sinaloa–, accusa il governatore del Chiapas, Juan Sabines Guerrero, di non mantenere il suo impegno di intervenire per la sua liberazione presso le autorità federali. Prosegui la lettura »

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Copala: arrestato David Venegas.

Messico: Si rompe il dialogo a Copala. Arrestato il compagno David Venegas di VOCAL

per Kaos. México

Lunedì, 30 gennaio 2012

Il falso discorso di pace e progresso pronunciato dal Governo dello Stato si manifestato questo 29  gennaio 2012, il rozzo tentativo di distrarre l’attenzione dalla violenza alla quale sono stati sottoposti gli abitanti del Municipio Autonomo di San Juan Copala con l’arresto del nostro compagno David Venegas Reyes, e l’accerchiamento di polizia e governo che ha impedito il ritorno degli Sfollati di San Juan Copala, si inseriscono in una chiara offensiva contro l’Autonomia di San Juan Copala. Prosegui la lettura »

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Sostegno mondiale

La Jornada – Martedì 8 novembre 2011

Indigeni dell’Altra Campagna trasferiscono la protesta e bloccano le strade

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 7 novembre. A quasi 40 giorni di sciopero della fame, e di fronte alla sistematica assenza di risposte da parte del governo del Chiapas, i detenuti hanno deciso di sospendere l’azione per il rischio in cui erano le loro vite, ed il presidio dei familiari degli indigeni ha trasferito la sua protesta alle porte della prigione di questo municipio.

Oggi, a mezzogiorno circa, decine di indigeni hanno bloccato la strasa San Cristóbal-Ocosingo, di fronte al Carcere N. 5.

Su un grande striscione che occupava la carreggiata, dietro una linea di rami di pino, si riassume la domanda chiave: “Libertà immediata per i nostri prigionieri”.

Gli otto reclusi della Voz del Amate, Voces Inocentes e Solidarios de la Voz del Amate, aderenti all’Altra Campagna, hanno fatto sapere i motivi della loro nuova azione. Hanno decio ieri sera e questa mattina l’hanno resa pubblica. Ciò nonostante, il governo statale si è affrettato a diffondere la notizia lasciando intendere l’esistenza di un qualche accordo. Facciamo dire, per esempio, a Juan Collazo Jiménez, che partecipa alla protesta, che questa mattina è stato punito con la cella di isolamento, nudo, dal comandante della prigione di Motozintla, come ha denunciato suo padre, Salvador Collazo. “Adesso non sei più in sciopero”, gli hanno detto.

Il motivo per cui i detenuti hanno sospeso lo sciopero sono altre: “Per le complicazioni delle nostre condizioni di salute fisica dovute ai 39 giorni di sciopero della fame per esigere giustizia, mentre il governo ha ignorato le nostre richieste e le istanze del popolo, comunichiamo che ieri 6 novembre alle ore 20:00, a causa della gravità delle nostre condizioni di salute prima che si arrivasse all’irreparabile, abbiamo sospeso lo sciopero della fame, ma non vuole dire che desisteremo dalla lotta; al contrario, lotteremo con più forza fino a vincere questo sistema”.

E precisano: “Abbiamo desistito perché alcuni compagni stanno molto male ma non abbiamo sospeso lo sciopero della fame in cambio di quello che dice il governo, perché noi continueremo a lottare in vita, perché finché c’è vita ci sarà la possibilità di lottare per la giustizia e il benessere di tutti, ma non lo faremo come vorrebbe il malgoverno, continueremo invece ad esortare il governo ad intervenire al più presto per la nostra liberazione, per ridarci la libertà che ci il governo ci ha rubato”.

I reclusi del Carcere N. 5 insistono anche sulla liberazione di Collazo Jiménez ed Enrique Gómez Hernández, anche loro in sciopero a El Amate.

“Esortiamo inoltre il governo federale di Felipe Calderón Hinojosa ad agire per la liberazione immediata del compagno Alberto Patishtán Gómez, prigioniero politico della Voz del Amate”.

Infine, invitano le organizzazioni nazionali ed internazionali che li hanno appoggiati “a continuare a chiedere giustizia, perché la nostra lotta non è finita”.

Alle ore17 il blocco è stato tolto dagli stessi indigeni, che per tutto il giorno sono stati controllati, ad una certa distanza, dai veicoli della polizia statale e municipale, che non è intervenuta.

Questa notte, al presidio ancora in corso delle famiglie nella piazza della cattedrale, si discuteva sui passi da fare di fronte all’indifferenza del governo ed al “il tentativo di divisione che ha messo in atto annunciando di voler rivedere i casi di solo otto dei detenuti in sciopero, visto che sono 11; non cita Juan Collazo, Enrique Gómez né il professor Alberto Patishtán”.

Oggi è partita dal Chiapas per Guasave, Sinaloa, una commissione di familiari ed avvocati per fare visita al professore nella prigione federale, dove è in isolamento da due settimane fa, ha informato sua figlia Gabriela Patishtán Ruiz. http://www.jornada.unam.mx/2011/11/08/politica/020n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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I veri motivi della fine dello sciopero

La Jornada – Martedì 8 novembre 2011

Indigeni dell’Altra Campagna trasferiscono la protesta e bloccano le strade

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 7 novembre. A quasi 40 giorni di sciopero della fame, e di fronte alla sistematica assenza di risposte da parte del governo del Chiapas, i detenuti hanno deciso di sospendere l’azione per il rischio in cui erano le loro vite, ed il presidio dei familiari degli indigeni ha trasferito la sua protesta alle porte della prigione di questo municipio.

Oggi, a mezzogiorno circa, decine di indigeni hanno bloccato la strasa San Cristóbal-Ocosingo, di fronte al Carcere N. 5.

Su un grande striscione che occupava la carreggiata, dietro una linea di rami di pino, si riassume la domanda chiave: “Libertà immediata per i nostri prigionieri”.

Gli otto reclusi della Voz del Amate, Voces Inocentes e Solidarios de la Voz del Amate, aderenti all’Altra Campagna, hanno fatto sapere i motivi della loro nuova azione. Hanno decio ieri sera e questa mattina l’hanno resa pubblica. Ciò nonostante, il governo statale si è affrettato a diffondere la notizia lasciando intendere l’esistenza di un qualche accordo. Facciamo dire, per esempio, a Juan Collazo Jiménez, che partecipa alla protesta, che questa mattina è stato punito con la cella di isolamento, nudo, dal comandante della prigione di Motozintla, come ha denunciato suo padre, Salvador Collazo. “Adesso non sei più in sciopero”, gli hanno detto.

Il motivo per cui i detenuti hanno sospeso lo sciopero sono altre: “Per le complicazioni delle nostre condizioni di salute fisica dovute ai 39 giorni di sciopero della fame per esigere giustizia, mentre il governo ha ignorato le nostre richieste e le istanze del popolo, comunichiamo che ieri 6 novembre alle ore 20:00, a causa della gravità delle nostre condizioni di salute prima che si arrivasse all’irreparabile, abbiamo sospeso lo sciopero della fame, ma non vuole dire che desisteremo dalla lotta; al contrario, lotteremo con più forza fino a vincere questo sistema”.

E precisano: “Abbiamo desistito perché alcuni compagni stanno molto male ma non abbiamo sospeso lo sciopero della fame in cambio di quello che dice il governo, perché noi continueremo a lottare in vita, perché finché c’è vita ci sarà la possibilità di lottare per la giustizia e il benessere di tutti, ma non lo faremo come vorrebbe il malgoverno, continueremo invece ad esortare il governo ad intervenire al più presto per la nostra liberazione, per ridarci la libertà che ci il governo ci ha rubato”.

I reclusi del Carcere N. 5 insistono anche sulla liberazione di Collazo Jiménez ed Enrique Gómez Hernández, anche loro in sciopero a El Amate.

“Esortiamo inoltre il governo federale di Felipe Calderón Hinojosa ad agire per la liberazione immediata del compagno Alberto Patishtán Gómez, prigioniero politico della Voz del Amate”.

Infine, invitano le organizzazioni nazionali ed internazionali che li hanno appoggiati “a continuare a chiedere giustizia, perché la nostra lotta non è finita”.

Alle ore17 il blocco è stato tolto dagli stessi indigeni, che per tutto il giorno sono stati controllati, ad una certa distanza, dai veicoli della polizia statale e municipale, che non è intervenuta.

Questa notte, al presidio ancora in corso delle famiglie nella piazza della cattedrale, si discuteva sui passi da fare di fronte all’indifferenza del governo ed al “il tentativo di divisione che ha messo in atto annunciando di voler rivedere i casi di solo otto dei detenuti in sciopero, visto che sono 11; non cita Juan Collazo, Enrique Gómez né il professor Alberto Patishtán”.

Oggi è partita dal Chiapas per Guasave, Sinaloa, una commissione di familiari ed avvocati per fare visita al professore nella prigione federale, dove è in isolamento da due settimane fa, ha informato sua figlia Gabriela Patishtán Ruiz. http://www.jornada.unam.mx/2011/11/08/politica/020n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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