Sabato 12 dicembre 2015 ore 18:30 – Presentazione fumetto “COME IL COLORE DELLA TERRA”

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La notte di Iguala: L’INSABBIAMENTO.

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Natale in Messico e #Ayotzinapa

Il Messico riceve oltre 24 milioni di turisti ogni anno, una vera potenza. In queste vacanze natalizie, tra Città del Messico, Oaxaca e soprattutto lo Yucatan, ne arriveranno almeno 500 mila in pochi giorni. Molti di loro pernotteranno e passeranno le giornate in un hotel all inclusive della famosa riviera maya, ottima maniera per rilassarsi e non pensare a niente. Ma il Messico vero, là fuori, non smette di protestare e di mostrare al mondo la vera faccia del paese, il “paese reale”. Quello degli oltre 130 mila morti in 8 anni quello della guerra alle droghe e ai narcos che Prosegui la lettura »

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Ejidatari di Bachajon recuperano le terre.

EJIDO SAN SEBASTIAN BACHAJON ADERENTE A LA SESTA DICHIARAZIONE DELLA SELVA LACANDONA. CHIAPAS. MESSICO. 21 DICEMBRE 2014

Alle Giunte di Buon Governo

All’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale

Al Congresso Nazionale Indigeno

Al Festival Mondiale delle Resistenze

AI compagn@ aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona

Ai mezzi di comunicazione di massa ed alternativi

Alla Rete contro la Repressione e per la Solidarietà

Al Movimento di Justicia por el Barrio di New York

Ai difensori dei diritti umani nazionali ed internazionali

Al popolo del Messico e del mondo

Compagni e compagne, il nostro popolo lotta contro la depredazione e la repressione del malgoverno che ad ogni costo vuole strapparci il nostro territorio, le nostre risorse naturali e la dignità di popolo, ma in tutto questo tempo il nostro popolo si è Prosegui la lettura »

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17 anni da Acteal. Video inedito.

Video delle testimonianze dei sopravvissuti subito dopo il massacro di Acteal

http://regeneracion.mx/causas-justas/matanza-de-acteal-crimen-de-estado-video-inedito/

Regeneración, 18 dicembre 2014. -Il 22 dicembre 1997, ad Acteal, municipio di Chenalhó, Chiapas, paramilitari del PRI, armati ed addestrati dai soldati, assassinarono 45 indigeni, in maggioranza donne e bambini, che stavano pregando in una cappella. Militari e poliziotti restarono a 200 metri da luogo senza intervenire. Le autorità statali e federali furono informate dei fatti ma anche loro non fecero nulla. Prosegui la lettura »

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La Vigilia del Festival.

festivalLa Vigilia del Festival

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE
MESSICO

19 dicembre 2014

Al Congresso Nazionale Indigeno:
Alla Sexta Nazionale e Internazionale:

Compas:

Vi mandiamo i nostri saluti. Vi scriviamo per informarvi di come sta andando l’iscrizione dei partecipanti al Primo Festival Mondiale delle Resistenze e delle Ribellioni contro il Capitalismo: “Dove quelli di sopra distruggono, quelli di sotto ricostruiscono”.

1.- Popoli Originari del Messico.- Hanno confermato la loro partecipazione rappresentanti di organizzazioni, autorità tradizionali e persone dei seguenti popoli originari:

Yaqui.
Yoreme-mayo.
Guarijío.
Tohono Odham (pápago).
Wixárika (huichol).
Náyeri (cora).
Nahua.
Coca.
Zoque.
Purhépecha.
Ñahñú (otomí).
Totonaco.
Popoluca.
Migrantes en ciudad (purhépecha, mazahua, mayo, tojolabal, nahua).
Ñahtó (otomí).
Mazahua.
Mephá (tlapaneco).
Na savi (mixteco).
Nancue ñomndaa (amuzgo).
Tojolabal.
Tzeltal.
Tzotzil.
Chol.
Maya peninsular.
Zoque (ampeng).
Binnizá (zapoteco).
Chinanteco.
Ñu savi (mixteco).
Afromestizo.
Triqui.
Cuicateco,
Mazateco,
Chatino.
Mixe.
Ikoot.

2.- Della Sexta in Messico: singole/i, collettivi, gruppi, organizzazioni dei 32 stati della federazione.

3.- Della Sexta Internazionale: singole/i, collettivi, gruppi, organizzazioni dei seguenti paesi:

Messico.
Germania.
Argentina.
Australia.
Belgio.
Brasile.
Canada.
Cile.
Colombia.
Corea del Sud.
Danimarca.
Ecuador.
Spagna.
Stati Uniti.
Francia.
Grecia.
Guatemala.
Honduras.
Inghilterra.
Iran.
Italia.
Norvegia.
Paesi Baschi.
Russia.
Svizzera.
Tunisia.

4.- Vi ricordiamo che la grande inaugurazione si terrà domenica 21 dicembre 2014 nella comunità Ñathó, San Francisco Xochicuautla, municipio di Lerma, Stato del Messico, Messico, alle ore 14:00.

Le condivisioni avranno luogo a San Francisco Xochicuautla ed a Amilcingo, municipio di Temoac, Morelos, nei giorni 22 e 23 dicembre 2014.

I giorni 24, 25 e 26 dicembre a Città del Messico si terrà un Grande Festival Culturale a el Lienzo Charro, a Cabeza de Juárez, Avenida Guelatao #50, Colonia Álvaro Obregón, Delegación Iztapalapa, Messico D.F.

Le condivisioni proseguiranno i giorni 28 e 29 dicembre 2014 a Monclova, municipio di Candelaria, Campeche, Messico.

I giorni 31 dicembre 2014 e 1° gennaio 2015 si svolgerà la Festa della Ribellione e della Resistenza Anticapitalista nel caracol di Oventik, Chiapas, dove avremo l’onore di ricevere todoas, tutte e tutti.

I giorni 2 e 3 gennaio 2015 si terrà la plenaria dele conclusioni, accordi e pronunciamenti presso il CIDECI, a San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, Messico.

Il giorno 3 gennaio 2015 ci sarà la chiusura del Festival presso il CIDECI, a San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, Messico.

Per l’iscrizione su invito l’indirizzo di posta elettronica è catedratatajuan@gmail.com. Per partecipare al festival culturale l’indirizzo di iscrizione è comparticioncultural@gmail.com.

5.- Gli ospiti d’onore, i famigliari e compagni degli studenti di Ayotzinapa, che mancano a tutt@ noi, hanno confermato la loro partecipazione. Cosicché tutt@ avremo l’opportunità di ascoltarli.

6.- Infine vi informiamo che i nostr@ delegat@ sono pronti a partecipare con ascolto attento e rispettoso. Saremo a volto scoperto per non essere riconosciuti. O meglio, per essere riconosciuti come alcun@ tra i tanti nostri compagni, compagne e compañeroas della Sexta.

È tutto.

Dalle montagne del Sudest Messicano.
Subcomandante Insurgente Moisés

Messico, Dicembre 2014. Nell’anno 20 dell’inizio della guerra contro l’oblio.

Testo originale

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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Minacce della CIOAC-H contro simpatizzanti EZLN.

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Minacce di sgombero ed aggressioni da parte della CIOAC-H contro famiglie tojolabal simpatizzanti dell’EZLN

Frayba Acción Urgente No. 4

San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, Messico 17 dicembre 2014

Questo Centro dei Diritti Umani ha ricevuto informazioni documentate ed accertate relative a minacce di sgombero ed aggressioni contro famiglie originarie della comunità Primero de Agosto simpatizzanti dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), azione perpetrata da membri della Central Independiente Obrera Agrícola Campesina Histórica (CIOAC-H), che sono protetti dal governo municipale di Las Margaritas. Prosegui la lettura »

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Dopo Ayotzinapa la guerra continua.

DOPO AYOTZINAPA

LA GUERRA CONTINUA

Il cumulo di abusi, spoliazioni, inganni, imbrogli, arresti, morti, non è iniziato la notte di Iguala, né si ferma ad Ayotzinapa. Quello che invece ora c’è, è un massiccio scontento che si pronuncia e si mobilita. Oltre alla violenza criminale, sempre inclusa, non cessa la catena di aggressioni ed invasioni istituzionali contro i popoli indigeni del paese. Se mettiamo sulla mappa dei puntini rossi, questi coincidono con quasi tutti i territori reali e simbolici dei popoli originari. E questo senza parlare dei delitti e delle Prosegui la lettura »

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Aggressione paramilitare a Santa Maria Ostula.

Denuncia di attacco paramilitare contro comuneros di Santa María Ostula

AI POPOLI DEL MESSICO ED AI POPOLI DEL MONDO

ALLA RETE CONTRO LA REPRESSIONE E PER LA SOLIDARIETÀ

AL CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO

ALLA SEXTA NAZIONALE ED INTERNAZIONALE

Oggi, 16 dicembre 2014, intorno alle tre del pomeriggio un gruppo di 5 persone armate ha teso un’imboscata ad alcuni comuneros di Santa María Ostula, Municipio di Áquila Michoacán, sulla strada Prosegui la lettura »

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Identificati i resti di uno studente.

Identificati in Messico i resti di uno studente di Ayotzinapa, proteste #1DMX #6DMX #YaMeCanse2

Pubblicato il 8 dicembre 2014

di Fabrizio Lorusso – Da Carmilla

“Compagni, a tutti quelli che ci hanno sostenuto, sono Alexander Mora Venancio. Con questa voce vi parlo, sono uno dei 43 caduti del giorno 26 settembre per mano del narco-governo. Oggi, 6 dicembre, i periti argentini hanno confermato a mio padre che uno dei frammenti delle mie ossa mi appartiene. Mi sento orgoglioso che abbiate alzato la mia voce, la rabbia e il mio spirito libertario. Non lasciate mio padre solo col suo dolore, per lui significo praticamente tutto, la speranza l’orgoglio, il suo sforzo, il suo lavoro, la sua dignità. Ti invito a raddoppiare gli sforzi della tua lotta. Che la mia morte non sia avvenuta invano. Prendi la miglior decisione ma non mi dimenticare. Rettifica se possibile, ma non perdonare. Questo è il mio messaggio. Fratelli, fino alla vittoria”. Prosegui la lettura »

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Peña Nieto promette riforme e reprime la protesta.

Messico, Peña Nieto promette riforme (e reprime la protesta)

Federico Mastrogiovanni

3 dicembre 2014

Nell’anniversario dell’insediamento, il presidente illustra un piano poco credibile per rimettere ordine nei rapporti tra polizia e istituzioni corrotte e criminalità organizzata. Continuano ovunque le proteste per chiedere verità sulla sparizione e strage dei 43 studenti Prosegui la lettura »

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Archive for dicembre 2014 Posted in Senza Categoria on 24 dicembre 2014 | Leave a Comment » Natale in Messico e #Ayotzinapa di Fabrizio Lorusso Pubblicato: 23/12/2014 12:39 CET Aggiornato: 23/12/2014 12:40 CET MEXICO-CHIAPAS-SOCIETY-COMMEMORATIONIl Messico riceve oltre 24 milioni di turisti ogni anno, una vera potenza. In queste vacanze natalizie, tra Città del Messico, Oaxaca e soprattutto lo Yucatan, ne arriveranno almeno 500 mila in pochi giorni. Molti di loro pernotteranno e passeranno le giornate in un hotel all inclusive della famosa riviera maya, ottima maniera per rilassarsi e non pensare a niente. Ma il Messico vero, là fuori, non smette di protestare e di mostrare al mondo la vera faccia del paese, il “paese reale”. Quello degli oltre 130 mila morti in 8 anni quello della guerra alle droghe e ai narcos che s’è trasformata in una specie di guerra civile sanguinaria e in un conflitto contro la stessa società, quello dei 27 mila desaparecidos che ormai supererano le cifre delle sparizioni forzate dell’ultima dittatura argentina. Il periodo di letargo per Natale quest’anno durerà di meno, perché la società pare essersi risvegliata e non c’è giornata che passi senza che venga promossa e realizzata un’iniziativa per i 43 studenti desaparecidos di Ayotzinapa, un caso che ha fatto e continua a fare il giro del mondo per la sua crudeltà ed efferatezza, rese ancor più drammatiche dalla certezza che si tratti di un crimine di stato e non di un conflitto tra bande o un problema “politico” di indole locale e circoscritta. I problemi della violenza e della corruzione in Messico sono strutturali, il tasso di omicidi s’è triplicato in 5 anni, la connivenza del mondo politico e degli apparati di polizia coi narcos e, anzi, il coinvolgimento delle istituzioni (sindaci, funzionari pubblici, esercito, marina, polizia a tutti i livelli, governatori, parlamentari…) nei massacri e nelle desapariciones è evidente: che si tratti di omissioni e coperture o di azioni dirette poco importa. Il 22 dicembre il National security archive degli Stati Uniti ha reso pubblici dei documenti della procura messicana secondo i quali almeno 17 poliziotti sarebbero stati coinvolti in una delle peggiori mattanze degli ultimi anni, quella di 193 migranti centroamericani a San Fernando, nello stato orientale del Tamaulipas, avvenuta probabilmente nel marzo 2011. Già nell’agosto 2010 altri 72 migranti furono uccisi nella stessa località, in quella che è tristemente nota come la “prima” mattanza di San Fernando. In entrambi i casi la colpa della strage venne attribuita ai membri del cartello degli Zetas, i narcos che dominano le regioni centro-orientali del paese e la zona del Golfo del Messico. Oggi la versione ufficiale viene messa in discussione ed emergono indizi sul coinvolgimento della polizia, come a Iguala il settembre scorso. La notte del 26 settembre scorso la polizia di Iguala, nello stato meridionale del Guerrero, ha ucciso sei persone. Tre di queste erano studenti della scuola normale rurale di Ayotzinapa che erano lì per fare una colletta e poter così partecipare alla manifestazione nazionale del 2 ottobre nella capitale. La polizia locale ha sparato contro di loro, l’esercito e la polizia federale si sono tappati gli occhi (e stanno emergendo prove di un loro possibile intervento diretto) e infine la polizia di Iguala, aiutata da quella della vicina cittadina di Cocula, ha consegnato 43 studenti ai narcotrafficanti del cartello locale dei Guerreros Unidos. Secondo la procura e tre detenuti, presunti membri del gruppo criminale, nella notte gli studenti sarebbero stati condotti alla discarica di Cocula e bruciati. I loro resti sarebbero stati dispersi nella discarica e nel fiume sottostante. Le ceneri e alcuni resti ossei sono in Austria per dei complessi studi del DNA e, per ora, solo uno studente è stato identificato: si chiamava Alexander Mora. Ciò non significa che le responsabilità siano state chiarite, anzi. La versione ufficiale fa acqua da tutte le parti. I periti argentini indipendenti che lavorano sul caso per conto dei familiari delle vittime e della società civile, che non si fida delle autoritò, sostengono che l’identificazione di Alexander è corretta, ma che non c’è nessuna certezza del fatto che i resti siano stati trovati effettivamente nella discarica e che non siano stati portati lì in un secondo momento. Aumentano i sospetti sull’esercito, l’istituzione che storicamente nello stato del Guerrero s’è resa protagonista della guerra sporca (la “Guerra sucia”) contro i gruppi dissidenti, i sindacati, i contadini, gli indigeni, le guerriglie e gli studenti, in particolare quelli legati alla scuola di Ayotzinapa. Ad ogni modo alcune certezze ci sono. Lo stato messicano ha delle chiare responsabilità nella strage, vista la partecipazione diretta della polizia nell’uccisione di tre studenti e di altre tre persone, oltre che nel sequestro dei 43 normalisti che sono tuttora desaparecidos. Le autorità, la procura e il governo, sapevano della situazione “tesa” a Iguala da mesi, se non da anni. Sapevano del narco-sindaco di Iguala, José Luis Abarca, che avrebbe dato l’ordine di catturare gli studenti e ora è in prigione accusato dell’omicidio di un oppositore politico nel 2013. L’ondata di proteste globali e nazionali per quest’ennessima strage, in un Messico che non vede la luce alla fine del tunnel della violenza, rappresenta un punto di svolta, la rottura dei piani riformatori del governo e il risveglio della società civile, dei movimenti sociali e delle coscienze. In questo dicembre, per le “vacanze” di Natale, l’ombra di Ayotzinapa aleggerà sulla classe politica e dirigente messicana, in attesa di capire se nel 2015 si privilegeranno le soluzioni fast track autoritarie con “mano dura” e i tentativi di chiudere il caso e superarlo rapidamente, come successo finora, o le opzioni di riforma profonda del sistema e di cambiamento che propongono la società, raccolta intorno ai familiari delle vittime, e i movimenti. Dal Chiapas gli zapatisti hanno organizzato un Festival Mondiale delle Resistenze e delle Ribellioni e hanno deciso di cedere ai genitori di Ayotzinapa i loro spazi durante l’evento che è itinerante e dura dal 21 dicembre al 3 gennaio. Ecco la video-notizia dell’innaugurazione del Festival nei dintorni di Città del Messico. http://www.huffingtonpost.it/fabrizio-lorusso/natale-in-messico_b_6367064.html Share this: Facebook1StampaE-mailTwitter Read Full Post » La notte di Iguala: L’INSABBIAMENTO. Posted in Senza Categoria, tagged Iguala on 24 dicembre 2014 | Leave a Comment » PROCESO-1990-192x250Una serie di articoli della rivista Proceso sulla notte di Iguala, collusioni, complicità, insabbiamenti: Link agli articoli Share this: FacebookStampaE-mailTwitter Read Full Post » Ejidatari di Bachajon recuperano le terre. Posted in Senza Categoria, tagged Bachajón on 22 dicembre 2014 | Leave a Comment » manta-entradaEJIDO SAN SEBASTIAN BACHAJON ADERENTE A LA SESTA DICHIARAZIONE DELLA SELVA LACANDONA. CHIAPAS. MESSICO. 21 DICEMBRE 2014 Alle Giunte di Buon Governo All’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale Al Congresso Nazionale Indigeno Al Festival Mondiale delle Resistenze AI compagn@ aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona Ai mezzi di comunicazione di massa ed alternativi Alla Rete contro la Repressione e per la Solidarietà Al Movimento di Justicia por el Barrio di New York Ai difensori dei diritti umani nazionali ed internazionali Al popolo del Messico e del mondo Compagni e compagne, il nostro popolo lotta contro la depredazione e la repressione del malgoverno che ad ogni costo vuole strapparci il nostro territorio, le nostre risorse naturali e la dignità di popolo, ma in tutto questo tempo il nostro popolo si è organizzato per difendersi e far sì che la lotta sia più grande e così il malgoverno non riesce a distruggere questa lotta ed è per questo che ci attacca ed ha assassinato Juan Vázquez Guzmán il 24 aprile 2013, ed al compa Juan Carlos Gómez Silvano il 21 marzo 2014, ci sono anche tre compagni carcerati a Yajalón, Chiapas, Juan Antonio Gómez Silvano, Mario Aguilar Silvano e Roberto Gómez Hernández , che sono stati torturati dalla Polizia Municipale di Chilón e dal Pubblico Ministero Indigeno di Ocosingo, Rodolfo Gómez Gutiérrez, che ha puntato la pistola alla testa del compagno Mario Aguilar Silvano oltre ad un sacchetto di plastica. Per tutte queste ingiustizie del malgoverno che vuole vederci morti o in prigione, vivere nella miseria e nell’emarginazione perché ci sottrae la nostra terra per darla alle grandi imprese ed ai politici corrotti affinché si arricchiscano, mentre le nostre comunità muoiono di fame, senza ospedali né scuole. Vengono qua solo in campagna elettorale a lasciare le loro briciole per ingannare la gente ed approfittare dei loro bisogni. Respingiamo questa mala politica che sfrutta il popolo, per questo oggi, noi come organizzazione, con le nostre comunità, in assemblea abbiamo deciso di recuperare le terre che ci erano state sottratte dal malgoverno il 2 febbraio 2011, con la complicità del commissario ejidale di allora di San Sebastián Bachajón, Francisco Guzmán Jiménez, alias el goyito ed ora del suo fedele discepolo Alejandro Moreno Gomez ed l suo consigliere Samuel Díaz, che sono al serizio del malgoverno e non del popolo. Riteniamo responsabili i tre livelli del malgoverno rappresentati dai leader paramilitari Enrique Peña Nieto, Manuel Velasco Coello e Leonardo Guirao Aguilar, di ogni aggressione contro i nostri compagni e compagne che proteggeranno le terre recuperate e che legalmente e legittimamente appartengono al popolo tzeltal di San Sebastián Bachajón e non al malgoverno, che diffidiamo dall’avvicinarsi con i suoi poliziotti o paramilitari. Chiediamo la liberazione dei nostri prigionieri a Yajalón JUAN ANTONIO GOMEZ SILVANO, MARIO AGUILAR SILVANO e ROBERTO GOMEZ HERNANDEZ; di SANTIAGO MORENO PEREZ, EMILIO JIMENEZ GOMEZ detenuti a Playas de Catazajá; di ESTEBAN GOMEZ JIMENEZ detenuto a El Amate. Chiediamo a tutti i compagni e compagne, organizzazioni, popoli e comunità del Messico e del mondo di vigilare e di dare la loro solidarietà alla nostra lotta perché insieme possiamo vincere i soprusi e la repressione del malgoverno. Esprimiamo il nostro totale rifiuto dei megaprogetti di sfruttamento contro i popoli del Chiapas e di tutto il paese, per questo manifestiamo tutta la nostra solidarietà ai compagni e compagne dell’ejido Tila, Los Llanos, Candelaria, San Francisco Xochicuautla, la Tribù Yaqui, compagni e compagne di Puebla, Morelos, Tlaxcala, Oaxaca ed a tutti i popoli che combattono contro la prigione, la morte e la repressione del malgoverno e diciamo loro che continuino a lottare perché non sono soli. Dalla zona nord dello stato del Chiapas, le donne e gli uomini di San Sebastián Bachajón mandano combattivi saluti. Nunca más un México sin nosotros. Atentamente ¡Tierra y libertad! ¡Zapata Vive! ¡Hasta la victoria siempre! Presos políticos ¡Libertad! ¡Juan Vázquez Guzmán Vive, la Lucha de Bachajón sigue! ¡Juan Carlos Gómez Silvano Vive, la Lucha de Bachajón sigue! ¡No al despojo de los territorios indígenas! ¡Presentación inmediata de los compañeros desaparecidos de Ayotzinapa! ¡JUSTICIA PARA AYOTZINAPA, ACTEAL, ABC, ATENCO! Testo originale (Traduzione “Maribel” – Bergamo) Share this: FacebookStampaE-mailTwitter Read Full Post » La Vigilia del Festival. Posted in Senza Categoria on 21 dicembre 2014 | Leave a Comment » festivalLa Vigilia del Festival ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE NAZIONALE MESSICO 19 dicembre 2014 Al Congresso Nazionale Indigeno: Alla Sexta Nazionale e Internazionale: Compas: Vi mandiamo i nostri saluti. Vi scriviamo per informarvi di come sta andando l’iscrizione dei partecipanti al Primo Festival Mondiale delle Resistenze e delle Ribellioni contro il Capitalismo: “Dove quelli di sopra distruggono, quelli di sotto ricostruiscono”. 1.- Popoli Originari del Messico.- Hanno confermato la loro partecipazione rappresentanti di organizzazioni, autorità tradizionali e persone dei seguenti popoli originari: Yaqui. Yoreme-mayo. Guarijío. Tohono Odham (pápago). Wixárika (huichol). Náyeri (cora). Nahua. Coca. Zoque. Purhépecha. Ñahñú (otomí). Totonaco. Popoluca. Migrantes en ciudad (purhépecha, mazahua, mayo, tojolabal, nahua). Ñahtó (otomí). Mazahua. Mephá (tlapaneco). Na savi (mixteco). Nancue ñomndaa (amuzgo). Tojolabal. Tzeltal. Tzotzil. Chol. Maya peninsular. Zoque (ampeng). Binnizá (zapoteco). Chinanteco. Ñu savi (mixteco). Afromestizo. Triqui. Cuicateco, Mazateco, Chatino. Mixe. Ikoot. 2.- Della Sexta in Messico: singole/i, collettivi, gruppi, organizzazioni dei 32 stati della federazione. 3.- Della Sexta Internazionale: singole/i, collettivi, gruppi, organizzazioni dei seguenti paesi: Messico. Germania. Argentina. Australia. Belgio. Brasile. Canada. Cile. Colombia. Corea del Sud. Danimarca. Ecuador. Spagna. Stati Uniti. Francia. Grecia. Guatemala. Honduras. Inghilterra. Iran. Italia. Norvegia. Paesi Baschi. Russia. Svizzera. Tunisia. 4.- Vi ricordiamo che la grande inaugurazione si terrà domenica 21 dicembre 2014 nella comunità Ñathó, San Francisco Xochicuautla, municipio di Lerma, Stato del Messico, Messico, alle ore 14:00. Le condivisioni avranno luogo a San Francisco Xochicuautla ed a Amilcingo, municipio di Temoac, Morelos, nei giorni 22 e 23 dicembre 2014. I giorni 24, 25 e 26 dicembre a Città del Messico si terrà un Grande Festival Culturale a el Lienzo Charro, a Cabeza de Juárez, Avenida Guelatao #50, Colonia Álvaro Obregón, Delegación Iztapalapa, Messico D.F. Le condivisioni proseguiranno i giorni 28 e 29 dicembre 2014 a Monclova, municipio di Candelaria, Campeche, Messico. I giorni 31 dicembre 2014 e 1° gennaio 2015 si svolgerà la Festa della Ribellione e della Resistenza Anticapitalista nel caracol di Oventik, Chiapas, dove avremo l’onore di ricevere todoas, tutte e tutti. I giorni 2 e 3 gennaio 2015 si terrà la plenaria dele conclusioni, accordi e pronunciamenti presso il CIDECI, a San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, Messico. Il giorno 3 gennaio 2015 ci sarà la chiusura del Festival presso il CIDECI, a San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, Messico. Per l’iscrizione su invito l’indirizzo di posta elettronica è catedratatajuan@gmail.com. Per partecipare al festival culturale l’indirizzo di iscrizione è comparticioncultural@gmail.com. 5.- Gli ospiti d’onore, i famigliari e compagni degli studenti di Ayotzinapa, che mancano a tutt@ noi, hanno confermato la loro partecipazione. Cosicché tutt@ avremo l’opportunità di ascoltarli. 6.- Infine vi informiamo che i nostr@ delegat@ sono pronti a partecipare con ascolto attento e rispettoso. Saremo a volto scoperto per non essere riconosciuti. O meglio, per essere riconosciuti come alcun@ tra i tanti nostri compagni, compagne e compañeroas della Sexta. È tutto. Dalle montagne del Sudest Messicano. Subcomandante Insurgente Moisés Messico, Dicembre 2014. Nell’anno 20 dell’inizio della guerra contro l’oblio. Testo originale (Traduzione “Maribel” – Bergamo) Share this: FacebookStampaE-mailTwitter Read Full Post » 17 anni da Acteal. Video inedito. Posted in Senza Categoria on 21 dicembre 2014 | Leave a Comment » Video delle testimonianze dei sopravvissuti subito dopo il massacro di Acteal http://regeneracion.mx/causas-justas/matanza-de-acteal-crimen-de-estado-video-inedito/ Regeneración, 18 dicembre 2014. -Il 22 dicembre 1997, ad Acteal, municipio di Chenalhó, Chiapas, paramilitari del PRI, armati ed addestrati dai soldati, assassinarono 45 indigeni, in maggioranza donne e bambini, che stavano pregando in una cappella. Militari e poliziotti restarono a 200 metri da luogo senza intervenire. Le autorità statali e federali furono informate dei fatti ma anche loro non fecero nulla. Era un mssacro annunciato e indotto dal governo di Zedillo nell’ambito dell’offensiva militare contro le comunità zapatiste e la dirigenza dell’EZLN. Dopo 17 anni questo crimine di Stato è ancora impunito. I rei confessi del crimine sono stati liberati e sugli autori intellettuali, come Emilio Chuayfett ed Ernesto Zedillo, nessuno indaga. I sopravvissuti raccontano, il giorno dopo il massacro, come sono andati i fatti e come le autorità sono state complici del crimine. Share this: FacebookStampaE-mailTwitter Read Full Post » Minacce della CIOAC-H contro simpatizzanti EZLN. Posted in Senza Categoria on 18 dicembre 2014 | Leave a Comment » EZLN-poblado-1-de-agosto-600×450 Minacce di sgombero ed aggressioni da parte della CIOAC-H contro famiglie tojolabal simpatizzanti dell’EZLN Frayba Acción Urgente No. 4 San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, Messico 17 dicembre 2014 Questo Centro dei Diritti Umani ha ricevuto informazioni documentate ed accertate relative a minacce di sgombero ed aggressioni contro famiglie originarie della comunità Primero de Agosto simpatizzanti dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), azione perpetrata da membri della Central Independiente Obrera Agrícola Campesina Histórica (CIOAC-H), che sono protetti dal governo municipale di Las Margaritas. Secondo le informazioni raccolte, oggi 17 dicembre 2014, intorno alle ore 6:00, sono entrate nella comunità Primero de Agosto, 50 persone membri della CIOAC-H provenienti dall’ejido Miguel Hidalgo, tutte armate di bastoni, machete e qualcuno con armi da fuoco. La situazione di violenza è critica poiché un gruppo di persone della CIOAC-H sta aggredendo le famiglie simpatizzanti dell’EZLN, distruggendo i recinti degli animali e distruggendo le case. Questo Centro dei Diritti Umani chiede in maniera Urgente ai governi federale e statale: Primo: Si protegga in maniera urgente la vita e l’integrità fisica delle famiglie simpatizzanti dell’EZLN della comunità Primero de Agosto Secondo: Si impedisca lo sgombero forzato delle famiglie simpatizzanti dell’EZLN, rispettando e garantendo i diritti sanciti nelle dichiarazioni ed accordi internazionali in relazione all’autonomia ed alla libera determinazione dei popoli indigeni. Terzo: Si puniscano i membri della CIOAC-H che stanno distruggendo i beni ed aggredendo le famiglie della comunità Primero de Agosto. Precedenti: 17 famiglie tojolabal, spinte dalla necessità di lavorare ed avere accesso alla terra, si sono impossessate di un terreno incolto chiamato “predio el Roble”, terreno che non era occupato da nessuno, né appartiene all’ejido Miguel Hidalgo. Queste terre sono state recuperate nell’anno 1994 dall’EZLN. Le famiglie di Primero de Agosto hanno subito aggressioni e minacce da parte di ejidatarios di Miguel Hidalgo, da quando questi si sono impossessati delle terre nel 2013. Questo Centro dei Diritti Umani si è già rivolto alle autorità del municipio di Las Margaritas fin dal principio del conflitto, con fascicolo 052-004-13/EAI-115/2013. Ciò nonostante la situazione di violenza nella zona è aumentata al punto che il giorno 9 maggio del 2014, Arturo Pérez López era stato ferito gravemente al collo con un colpo di machete da Aureliano Méndez Jiménez, Segretario del Consiglio di Vigilanza di Miguel Hidalgo e membro della CIOAC-H, senza che le autorità abbiano mai agito al riguardo. Infine chiediamo la solidarietà della società civile nazionale ed internazionale nella diffusione dei fatti denunciati, firmando ed inviando questa azione urgente alle autorità in elenco. Grazie per inviare gli appelli a: Lic. Raul Plascencia Villanueva Presidente de la Comisión Nacional de los Derechos Humanos Periférico Sur 3469, Col. San jerónimo Lidice, Delegación Magdalena Contreras, C.P. 10200, México D.F. Teléfonos: (55) 56 81 81 25 y (55) 54 90 74 00 Inviare con copia a: Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas, A.C. Calle Brasil 14, Barrio Méxicanos, CP: 29240 San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, México Tel: 967 6787395, 967 6787396, Fax: 967 6783548 Correo: accionesurgentes@frayba.org.mx _______________________________________________ Info-cdhbcasas mailing list Info-cdhbcasas@lists.laneta.apc.org http://lists.laneta.apc.org/listinfo/info-cdhbcasas Share this: FacebookStampaE-mailTwitter Read Full Post » Aggressione paramilitare a Santa Maria Ostula. Posted in Senza Categoria, tagged Ostula on 18 dicembre 2014 | Leave a Comment » ostula Denuncia di attacco paramilitare contro comuneros di Santa María Ostula AI POPOLI DEL MESSICO ED AI POPOLI DEL MONDO ALLA RETE CONTRO LA REPRESSIONE E PER LA SOLIDARIETÀ AL CONGRESSO NAZIONALE INDIGENO ALLA SEXTA NAZIONALE ED INTERNAZIONALE Oggi, 16 dicembre 2014, intorno alle tre del pomeriggio un gruppo di 5 persone armate ha teso un’imboscata ad alcuni comuneros di Santa María Ostula, Municipio di Áquila Michoacán, sulla strada costiera numero 200 Manzanillo-Lázaro Cárdenas. Il gruppo di narco-paramilitari voleva uccidere Cemeí Verdía; Comandante ella Polizia Comunitaria di Ostula e Coordinatore Generale delle Autodifese della Costa di Michoacán. Qualche minuto prima dell’aggressione, Cemeí Verdía insieme ad un gruppo di comuneros di Ostula era arrivato nel villaggio di La Placita, proveniente dal municipio di Coahuayana, dove si erano fermati pochi minuti prima di riprendere la strada costiera 200 in direzione della comunità di Ostula, uno dei camioncini su cui viaggiavano i comuneros è partito per primo e vicino alla località La Peña e stato attaccato dagli uomini armati. In questo attacco sono stati gravemente feriti José Mora Mendoza (24 anni), Félix Mejía Valdovinos (24 anni), Salvatore Mejía Valdovinos (28 anni) ed il bambino Miguel Mejía Mora (5 anni). Tutti sono familiari di José Mora funzionario di Xayakalan, fondata il 29 giugno 2009 sulle terre che la comunità ha recuperato dalle mani di narcotrafficanti e piccoli proprietari del villaggio di La Placita. I comuneros feriti sono stati trasportati d’urgenza nell’ospedale di Tecomán, Colima. Istanti dopo l’aggressione, la Polizia Comunitaria di Ostula è partita alla caccia degli aggressori riuscendo a fermare Jonathan Aguilar Juan, alias “La changa”, il quale ha confessato che il gruppo armato era formato da cinque persone e guidato da Luis N., alias “el Caracol” che ha partecipato anche alla tortura e successivo assassinio di Trinidad de la Cruz, Don Trino, il 6 dicembre 2011, crimine rimasto impunito. L’aggressore catturato ha detto che la loro intenzione era assassinare Cemeí Verdía, ma hanno sbagliato a colpire l’auto sulla quale viaggiava, e che l’ordine di eseguire l’attacco è stato dato da Federico González, alias “Lico”, capo del cartello dei cavalieri Templari nel municipio di Aquila, e da Mario Álvarez, ex presidente municipale di Aquila ed ex-deputato del PRI. Bisogna segnalare che Federico González, alias “Lico”, e Mario Álvarez sono i responsabili dei 32 omicidi e 4 sparizioni di comuneros di Ostula tra il 2009 ed il 2012. La violenza e le aggressioni contro i membri della comunità continuano sotto gli occhi complici dei governi federale, statale e locale. Chiediamo alla società civile nazionale ed internazionale, così come alle organizzazioni sociali e dei diritti umani solidali, di vigilare su quello che succede nella regione e non permettere un nuovo assassinio, un nuovo sequestro, un nuovo sopruso contro la comunità di Santa María Ostula. Equipo de Apoyo y Solidaridad con la Comunidad Indígena de Santa María de Ostula. Messico, 16 dicembre 2014 http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2014/12/18/denuncia-de-ataque-paramilitar-contra-comuneros-de-santa-maria-ostula/ (Traduzione “Maribel” – Bergamo) Share this: FacebookStampaE-mailTwitter Read Full Post » Older Posts » Bergamo: Todos Somos Ayotzinapa 18 dicembre 2014 di Comitato Chiapas “Maribel” Bergamo bergamo ayotzinapa Share this: FacebookStampaE-mailTwitter Pubblicato su Senza Categoria | Lascia un commento Sub Moises: Di Ayotzinapa, del Festival e dell’isteria …..

Di Ayotzinapa, del Festival e dell’isteria come metodo di analisi e linea di condotta. Subcomandante Insurgente Moisés

ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERZIONE NAZIONALE. MESSICO.

Dicembre 2014.

Alle compagne e ai compagni della Sexta nazionale e internazionale: Al Congresso Nazionale Indigeno: Ai familiari e compagni degli Prosegui la lettura »

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Le vene aperte del Messico e #Ayotzinapa.

Due mesi dopo la strage: le vene aperte del Messico e #Ayotzinapa

Dove vanno i desaparecidos?
Cerca nell’acqua e nella boscaglia.
E perché spariscono?
Perché non tutti siamo uguali.
E quando torna il desaparecido?
Ogni volta che lo porta il pensiero.
Come gli si parla al desaparecido?
Con l’emozione stringendo il nodo dentro.
Dalla canzone “Desaparecidos” di Rubén Blades

Llamas Peña Nieto

“Sembra esistere l’intenzione di destabilizzare il paese e attentare contro il progetto di nazione”, Enrique Peña Nieto, 18 novembre 2014.

“Forze oscure desiderano destabilizzare la nazione”, Gustavo Diaz Ordaz, agosto 1968.

(Di Fabrizio Lorusso – CarmillaOnLine) Il presidente messicano Díaz Ordaz pronunciò queste parole a poche settimane dal massacro della Plaza de las Tres Culturas, Tlatelolco, del 2 ottobre in cui oltre 300 studenti furono assassinati dall’esercito dopo un comizio. Era un messaggio chiaro, minaccioso, contro i manifestanti, le proteste e ogni forma di critica al governo e allo stato. Proprio come succede oggi.

Due mesi dopo

68 mon a la revolucion26 settembre, 26 novembre 2014. Sono passati due mesi dalla strage degli studenti della scuola normale di Ayotzinapa a Iguala, nello stato messicano del Guerrero. Responsabili ufficialmente non ce ne sono. Quest’anno in Messico le tradizionali cerimonie del 20 novembre per ricordare l’inizio della Revolucion del 1910 si sono svolte in un campo militare mentre decine di migliaia di manifestanti scendevano nelle strade per chiedere giustizia e il ritrovamento “in vita” degli studenti della scuola normale di Ayotzinapa, scomparsi lo scorso 26 di settembre. Ma in questa IV Giornata di Azione Globale per Ayotzinapa non solo “Giustizia!”, non solo “Vivi li han portati via, vivi li vogliamo!” hanno gridato le piazze, ma anche “¡Fuera Peña!” e “Governo assassino”. E il Messico s’infiamma, brucia un enorme pupazzo del presidente nel mezzo dell’enorme piazza centrale, lo zocalo, ed è una pira sacrificale con le fattezze di Peña. L’allegria per l’oceanica manifestazione, la partecipazione, la nuova gran comunità che si sta creando in Messico, si fonde con la rabbia e la tristezza. I familiari dei 43 studenti chiamano a mantenere vivi il movimento e la protesta.

I fatti secondo il procuratore che dice “#YaMeCanse” (mi son stancato) e l’ombra dell’esercito

La notte del 26 settembre tre studenti sono stati uccisi dalla polizia locale. Quel giorno gli alunni normalisti si trovavano a Iguala per raccogliere fondi e poter partecipare al corteo del 2 ottobre a Città del Messico, che si tiene ogni anno per ricordare la strage di studenti di piazza Tlatelolco nel ’68. Un filo rosso di repressione e sangue lega quindi le due stragi. “Crimine di stato”, si legge su striscioni e manifesti per le strade del Messico. Altre tre persone che si trovavano per caso nel luogo della sparatoria sono state ammazzate. Infine altri 43 studenti sono stati sequestrati dagli agenti di Iguala, aiutati da quelli della vicina città di Colula, e poi, secondo le testimonianze dei detenuti per il caso, sono stati consegnati ai membri del cartello della droga dei Guerreros Unidos, collusi con le forze dell’ordine e agli ordini del sindaco di Iguala, José Luis Abarca. I narcos li avrebbero bruciati per 15 ore, disperdendone poi i resti in un fiumiciattolo e nella discarica della spazzatura di Cocula.

ayotzinapa marchaIl 7 novembre il procuratore della Repubblica, Jesús Murillo, ha riferito questa versione, cercando di chiudere il caso, ma, in mancanza di prove scientifiche per sostenerla, non ha potuto dichiarare “morti” gli studenti che restano, quindi,desaparecidos. I resti trovati nel luogo del rogo indicato dai narcos sono in Austria per uno studio del DNA che dovrà confermare o smentire il procuratore. Alla fine della conferenza stampa, irritato dall’insistenza dei giornalisti, il procuratore ha pronunciato la frase “Ya me cansé” (“ormai sono stanco”) che è diventata virale su Twitter ed è ora il tormentone nelle proteste. La società è stanca di menzogne e giustificazioni. Le dimissioni del governatore, l’arresto di Abarca, della moglie e di una sessantina tra narcos e poliziotti e la recente cattura del capo della polizia di Cocula, César Nava, accusato anche lui della sparizione degli studenti, non bastano e non possono di certo emendare una situazione di marciume strutturale.

Le versioni ufficiali e i polveroni sollevati alla fine di ogni conferenza stampa o dopo ogni rivelazione fatta da qualche detenuto o da presunti testimoni oculari e persone della zona potrebbero costituire un enorme specchio per le allodole che aiuterebbe a nascondere altre piste possibili, per esempio quella che punta verso il 27esimo battaglione d’infanteria dell’esercito a Iguala come possibile responsabile. Non è un’ipotesi scellerata. Nel 2011 HRW (Human Rights Watch) aveva denunciato la sparizione di 6 persone in un club notturno di Iguala, avvenuta alle 22:30 del 1 marzo 2010, filmata da una videocamera e infine confermata da alcuni testimoni che descrivono i sequestratori, e le persone al loro seguito, come appartenenti alle forze armate per i loro veicoli e le uniformi. I PM indagarono, ma rimisero il caso alla giurisdizione militare che nei 18 mesi successivi non accusò nessuno del crimine. HRW conclude che ci sono prove che suggeriscono decisamente il coinvolgimento dell’esercito. I sei desaparecidos non sono più tornati a casa.

La IV Giornata di Azione Globale per Ayotzinapa e gli arresti arbitrari

“E’ stato lo Stato”, “Vivi li han portati via, vivi li vogliamo” sono gli slogan che da due mesi rimbalzano sui social e in tutte le manifestazioni. Il pomeriggio del 20 novembre migliaia di persone in 150 città hanno espresso la loro solidarietà ai familiari dei ragazzi e al Messico intero, immerso in una spirale di violenza che ha fatto oltre 100mila morti e 27mila desaparecidos in 8 anni. Nella capitale messicana oltre 150mila persone hanno sfilato nel centro per cinque ore. I genitori dei 43 desaparecidos sono arrivati nella capitale dopo aver percorso in tre carovane diversi stati del Messico durante una settimana. E tre erano anche i cortei previsti: uno di professori e studenti, in partenza da Tlatelolco, una marcia dei sindacati, con concentrazione al Monumento a la Revolucion, e infine il più grande, quello della società civile e i collettivi che partiva dall’Angel de la Independencia. “Non abbiamo paura, protestiamo anche per l’impunità, la corruzione, i femminicidi, non solo per Ayotzinapa, è ora di muovere il Messico, ma non come dice il presidente”, spiega Mario, padre di famiglia che marcia con suo figlio in braccio.

68 unaDopo il passaggio dei cortei, pacifici e variopinti, e il comizio dei genitori di Ayotzinapa, la polizia ha sgomberato violentemente la piazza, piena di famiglie e dimostranti che si stavano ritirando. L’operazione è arrivata in risposta a un gruppo di circa 50 manifestanti dal volto coperto, che cercavano di forzare le transenne intorno al Palazzo Nazionale e lanciavano molotov e petardi, però s’è diretta disordinatamente contro la folla, facendo un saldo di decine di feriti e 15 arresti, tra cui alcuni giornalisti e studenti. “L’azione della polizia ha mostrato che non hanno dati d’intelligence, né preparazione per definire che azione realizzeranno”, ha spiegato in un’intervista Maria Idalia Gómez, una giornalista ferita negli scontri.

Quattro detenuti sono stati rilasciati nelle prime 24 ore. Invece a 11 prigionieri non solo è stato confermato il fermo, ma sono stati anche attribuiti capi d’accusa gravissimi e surreali – associazione a delinquere, tentato omicidio e sommossa – per cui sono stati rinchiusi in prigioni di massima sicurezza come fossero pericolosi boss. Le tre ragazze accusate dal pubblico ministero sono state mandate a Veracruz, gli otto ragazzi nel settentrionale stato di Nayarit.

Tra di loro anche un cileno, Laurence Maxwell, studente del dottorato in lettere dellaUniversidad Nacional Autonoma de México, che, arrivato in sella alla sua bici per presenziare alla manifestazione, è stato catturato senza motivo in una piazza invasa da fumogeni e celerini. Il ministro degli esteri cileno ha espresso la sua preoccupazione immediatamente e sta circolando un appello per la sua liberazione (in italiano qui). Il ministro degli esteri messicano, José Antonio Meade, in visita in Cile per un convegno sull’Alleanza del Pacifico e il Mercosur, ha avuto una conversazione col padre di Laurence, Alberto Maxwell che, insieme al resto della famiglia, ha denunciato le irregolarità negli arresti del 20 novembre, le interferenze col dovuto processo e la mala fede da parte dell’avvocato d’ufficio, Rafael Omalaya, e, infine, ha chiesto la liberazione anche degli altri detenuti.

famiglia represion zocalo“La polizia è stata gagliarda”

Nonostante i comprovati eccessi delle forze dell’ordine e la violazione di protocolli e diritti umani a profusione, c’è ancora chi, come il responsabile della sicurezza pubblica della capitale, Jesús Rodríguez Almeida, fa i complimenti ai suoi per come hanno agito il 20. “Mi complimento con il mio personale per il lavoro svolto, per il gran coraggio, la gagliardezza, la responsabilità e soprattutto perché hanno ristabilito l’ordine pubblico, che piaccia o no”, ha dichiarato. Malmenare famiglie e innocenti è un atto da valorosi a detta del capo della polizia. Inoltre già dalla mattinata del 20 giravano fotografie di presunti infiltrati della polizia o delle forze armate (esercito? marina?), seduti all’interno di una camionetta. Questi soggetti, più tardi, sono stati immortalati mentre compievano alcuni degli “atti vandalici” che le autorità hanno condannato.

Dal canto suo anche la Commissione dei Diritti Umani di Città del Messico s’era complimentata con la polizia per come ha operato nella riapertura delle strade bloccate dai manifestanti. Questo è l’ambiente in cui si sviluppano le proteste, impuzzolito e falsificato da buona parte dei mass media (vedi quotidiano Milenio) che aspettano la repressione per accaparrarsi fette maggiori di share, elogiare forze dell’ordine allo sbando o aprire con titoli celebrativi e tendenziosi. E intanto i poliziotti possono picchiare impunemente le donne in manifestazione gridando loro: “Fottute puttane perché siete venute a manifestare!”. Ecco i diritti umani in Messico, la costante e volontaria violazione della fosca frontiera tra delinquenza e legalità che annichila lo stato di diritto e la dignità umana.

Forse per spegnere un po’ l’incendio e la crisi politica, il ministro degli Interni, Miguel Ángel Osorio Chong, ha anticipato le prossime mosse del presidente, che annuncerà “misure importanti” in tema di giustizia e stato di diritto che coinvolgeranno la società civile e i tre poteri dello stato per “modificare completamente questo scenario in cui c’è una debolezza dello stato messicano”. Il ministro non ha fornito ulteriori dettagli al riguardo.tlatelolcoIl presidente del Senato, Miguel Barbosa (del PRD, Partido Revolucion Democratica), ha precisato qualcosa, parlando di una Commissione di Stato per elaborare proposte di riforma e affrontare i problemi della violenza e la sicurezza di cui dovrebbero far parte varie personalità della società civile dalla traiettoria e “qualità morali” riconosciute. L’idea è quella di “creare centri di comando unificati affinché i corpi di polizia locale siano controllati da quelli della polizia statale e questa, a sua volta, da quella federale”. Centralizzare per provare a evitare le infiltrazioni della criminalità organizzata. Per ora ci sono soltanto un po’ di suspense e molta incertezza, come in una telenovela a basso costo che serve a sviare l’attenzione.

Il movimento in crescita

Rispetto alle precedenti mobilitazioni è cresciuta la partecipazione non solo dei sindacati, dei lavoratori e degli studenti, uniti nell’Assemblea Interuniversitaria con 114 atenei, ma anche di collettivi di artisti e di tantissime famiglie, cittadini e associazioni che di solito non manifestano. L’asse delle proteste s’è spostato: non si chiede solo il ritrovamento degli studenti, ma anche le dimissioni del presidente e dell’Esecutivo. Prende piede anche l’idea di un movimento costituente o di rinnovamento radicale del paese. Nel breve e medio periodo, almeno, non sembra che le mobilitazioni possano fermarsi. La società civile chiede il conto a tutti i partiti e al governo, non solo alle forze dell’ordine e ai politici locali. Gli sforzi della procura e della diplomazia per far passare, tanto in Messico come all’estero, la mattanza di Iguala come un fatto isolato, locale, provocato da narcos e sindaci corrotti, quindi simile a tanti altri, sono stati vani.

ayotzinapa fue el estadoLa pressione internazionale aumenta ed è senza dubbio un fattore determinante per il successo e la legittimità di un movimento senza leader e in crescita, che coinvolge diversi strati della società e si struttura piano piano su obiettivi più ambiziosi, malgrado debba affrontare inevitabilmente seri problemi di coordinamento e di consolidamento di una massa critica.

Ayotzinapa è la punta di un iceberg che sta mettendo a nudo le menzogne delle riforme strutturali, promosse dal presidente Peña per “muovere il Messico tra i paesi che contano”, e del progetto di governo. “Non ci fermeremo, pare che alcune voci della protesta non vogliano che il paese cresca e non condividono questo progetto nazionale”, ha sostenuto Peña nei giorni precedenti alla protesta globale, parlando altresì di “movimenti di violenza che si nascondono dietro al dolore per protestare”. Una minaccia che s’è puntualmente realizzata. “Il presidente ha definito cortei e critiche come tentativi di destabilizzazione, minacciando l’uso della forza e ignorando la grave crisi dei diritti umani del Messico”, ha replicato il direttore Amnesty International-Messico, Perseo Quiroz. “La strage di Iguala non è un fatto isolato e il governo mostra poca serietà in questa situazione”, ha concluso.

Minacce, come nel ‘68

Il presidente Peña Nieto denuncia complotti e tentativi di destabilizzazione, includendo anche lo scandalo mediatico che è scoppiato sull’acquisto della sua residenza, detta “Casa Bianca”, che è probabilmente il più grave conflitto d’interessi della storia messicana recente. L’argomento del complotto e della destabilizzazione per giustificare la repressione è lo stesso del ’68, già usato da Díaz Ordaz, col sostegno dell’intera classe politica dell’epoca, dopo la gran manifestazione del 27 agosto di quell’anno. Oggi, per fortuna, non è più la maggior parte dei politici a seguire il discorso del presidente e la società civile ha altri strumenti per informarsi e ribellarsi. Il consenso sull’uso della violenza per contrastare le proteste cittadine all’interno delle élite politiche non è unitario, ma ciò non è sufficiente a evitare che la tenaglia, piano piano, si stringa sul dissenso, una volta che il caso Ayotzinapa abbia smesso di far parlare di sé, magari dopo che il governo e la procura avranno offerto un’altra “versione verosimile” dei fatti.

tlatelolco treNon lo possiamo sapere, ma Ayotzinapa e Iguala, senza dubbio, sono momenti di svolta e, affinché questa diventi irreversibile e favorisca un vero cambiamento, non esistono strade tracciate e soluzioni preconfezionate. Ilmovimento per la pace (MPJD) del 2011, preceduto dalle mobilitazioni contro la violenza verso i giornalisti scandite dallo slogan Basta Sangre!, e lo studentesco YoSoy132 del 2012 non sono del tutto spenti e sostengono #AyotzinapaSomosTodos. La loro esperienza e i loro insegnamenti sono preziosi, soprattutto perché sono nati anch’essi in modo spontaneo, grazie alle reti sociali, moltiplicate da una parte dei mediamainstream, e all’associazione di collettivi, individui, gruppi sociali e movimenti preesistenti, e si sono organizzati in modo orizzontale, coinvolgendo ampi strati della società civile che erano inerti.

Le pressioni su Peña Nieto e sua moglie Angelica Rivera arrivano anche dal presunto conflitto d’interessi rivelato da un’inchiesta del portale Aristegui Noticias la quale rivela che sua moglie possiede una villa lussuosissima, la “Casa Blanca”, in un quartiere esclusivo della capitale, in cui vive anche il presidente, e che questa è stata costruita da un’impresa del gruppo Higa, una compagnia che ha vinto decine di appalti milionari quando Peña era governatore del Estado de México, regione limitrofa di Città del Messico, e anche ora che è a capo dell’esecutivo e decide sulle “grandi opere”. Nelle ultime due settimane le relazioni tra business e politica, soprattutto per quanto riguardo il cosiddetto “gruppo della città di Atlacomulco”, legato da anni all’amministrazione del Estado de Mexico e alle correnti del PRI e del mondo imprenditoriale che sostengono Peña, sono state messe a nudo, il che ha generato aspre critiche e perdita di fiducia nei confronti della coppia presidenziale.

enrique y angelicaOsorio Chong, ministro degli interni, ha detto il 22 novembre che la “violenza non sarà mai la strada per ottenere giustizia”. Non si capisce se stia parlando della violenza della polizia messicana o di altri apparati dello stato, sinceramente. Ma ancora più paradossali sono state le dichiarazioni del 21 del presidente: “Ci sono persone interessate a guastare la libertà e questo non lo permetteremo”. Starà parlando di se stesso o del medesimo governo? Pare proprio di sì. Per essere precisi la frase è questa: “Non lo permetteremo perché è un obbligo dello Stato messicano nel suo insieme assicurare che le manifestazioni cittadine non siano sequestrate da coloro che agiscono con la violenza e il vandalismo”, in riferimento al gruppo di una cinquantina di incappucciati che hanno lanciato petardi e molotov contro i poliziotti.

La repressione del #20NovMx

Verso le ore 21 del 20 novembre la piazza è effervescente, il corteo è stato un successo. Alla fine dei comizi iniziano a partire molotov e petardi da un gruppo circoscritto di persone, relativamente inoffensivo e minoritario rispetto alla massa ancora presente nellozocalo, sicuramente controllabile dai 500 celerini che erano schierati e che avrebbero potuto incapsularli e fermarli. Invece no, si decide di attaccare alla rinfusa tutti, di torturare, invadere e fermare i dimostranti a casaccio, come sempre più spesso accade dal primo dicembre 2012, data dell’insediamento di Peña e del “nuovo” PRI che fu segnata dalla militarizzazione della capitale e da decine di arresti. Il copione è sempre quello: manifestazione pacifica, piccolo gruppo, spesso non identificabile e fuggevole, di infiltrati,incappucciati, black bloc, anarchici (secondo le cambianti e fumose definizioni della stampa e dei portavoce ufficiali) e poi repressione violenta con aggressioni contro fotografi, reporter e difensori dei diritti umani, con decine di arresti indiscriminati che, spesso, non possono nemmeno essere confermati per mancanza di prove da parte degli inquirenti. All’arresto, inoltre, segue sempre una lunga serie di abusi e umiliazioni.

zocalo 68Sempre il 20 novembre, durante le manifestazioni e i blocchi stradali realizzati da circa 5-600 dimostranti la mattina, finiti con 16 arresti, sono stati aggrediti ben 18 giornalisti, secondo l’organizzazione per la difesa della libertà d’espressione Article19, mentre nel pomeriggio, nello zocalo, il corrispondente e fotografo cileno dell’agenzia AP, è stato arrestato, e quasi subito rilasciato non prima di vedersi rubare le attrezzature, ed è stato ferito Eduardo Molina, fotografo del settimanale Proceso e autore della foto che apre quest’articolo, diventata il simbolo della IV Giornata d’Azione Globale per Ayotzinapa. Molina è stato colpito da un agente che gli ha scagliato addosso un pezzo di una transenna metallica, per cui ha dovuto farsi ricoverare. Brucia il pupazzo raffigurante il presidente e brucia il Messico, di rabbia e protesta per l’inettitudine e gli inganni delle autorità. E poi arriva la vendetta, la “coreografia infernale”, come l’ha definita lo scrittore Tryno Maldonado in una terrificante e veritiera cronaca dei fatti.

“Nelle azioni della polizia, che conosco bene per aver coperto molte situazioni come questa, si nota che non hanno informazioni d’intelligence, si nota che non hanno una preparazione previa per definire qual è l’azione o operazione che realizzeranno, basta vedere come hanno agito la sera del 20 novembre”, spiegava, ancora scioccata, in un’intervista radiofonica, Maria Idalia Gómez, giornalista di Eje Central, portale informativo di stampo conservatore.

Violenza e negazione

Stava provando a raccontare cosa è successo alla fine di un’enorme e pacifica manifestazione a Città del Messico, quando una cinquantina di incappucciati e indignati hanno cominciato a muovere le transenne protettive e a lanciare petardi e molotov in direzione dei poliziotti che presidiavano il portone del Palacio Nacional, sede del potere presidenziale. C’erano ancora migliaia di persone in piazza e per le strade del centro, una parte dell’ultimo corteo, quello che arrivava dall’Angel de la Independencia, doveva ancora fare il suo ingresso nella piattaforma dello zocalo. Il piazzale era stipato di famiglie, bambini, dimostranti, cittadini, persino turisti e passanti, ma la vendetta poliziesca, perché di vendetta è giusto parlare, è arrivata comunque.

Comincia l’attacco, la farsa del mantenimento dell’ordine dove l’ordine c’era già. Azioni indiscriminate, ripetute, anche contro chi non aveva partecipato al corteo o comunque non era nel gruppo che aveva provocato i primi scontri. Un’ora di repressione pura della polizia federale e dei granaderos (corpi antisommossa di Città del Messico), attaccando le famiglie alla rinfusa, cercando di catturare gli aggressori che, però, sfuggono, strisciano via. Reati di stato, violazioni ai diritti umani, e nessuno che lo possa negare. Ciononostante c’è chi ci prova, comunque.infiltrados22Come Juan José Gómez Camacho, ambasciatore del Messico in Belgio e presso l’Unione Europea, che il 25 novembre s’è visto costretto a dare udienza a un centinaio di messicani, belgi e cileni, accompagnati da Amnesty International e altre organizzazioni. I presenti l’hanno messo alle corde criticandolo per la sua posizione estremamente “diplomatica” di fronte all’emergenza che vive il paese (video). “Il Messico non ha fatti isolati, in 20 mesi col signor presidente ci sono più di 50mila morti…”, lo increpa una donna.“No”, la interrompe l’ambasciatore. E lei continua: “Io so che il governo attuale sta lavorando, ma stanno ammazzando molta gente e stanno sparendo in tanti. Mi scusi, ma molti di noi sono qui perché non possiamo stare in Messico, quale sarà la posizione di un Ambasciatore che è indignato e che deve dire ‘stop’ perché in Messico ci sono atti di lesa umanità, crimini di lesa umanità?”. “Non lo condivido”, risponde secco il funzionario mentre i presenti alzano la voce stizziti. Gomez Camacho nega persino le violenze e aggressioni del 20 novembre sostenendo che la polizia ha agito per controllare la violenza. “Io non ho visto nessun incappucciato in arresto”, grida un giovane. “Non so cosa ha visto lei”, risponde il diplomatico. E il giovane ribatte: “Non ho bisogno ormai delle sue parole, ho bisogno delle sue dichiarazioni sul giornale, in cui dice che il Messico non va bene”. Clamando “Rinuncia, rinuncia”, la gente si ritira e il dialogo finisce.

Lo stato vittimizza ripetutamente e il mondo reagisce

“Dai, così vi viene voglia di ritornare”, gridavano i poliziotti mentre picchiavano uomini e donne, anziani e passanti. Scudi contro corpi, sfollagente su ossa e teste. Random. Hanno addirittura tirato sedie addosso ai commensali di alcuni ristoranti coi tavolini all’aperto. ¡Bienvenidos! Tra gas lacrimogeni, inseguimenti perversi, urla e manganellate, arresti arbitrari di cittadini e giornalisti, insulti e torture, le “forze dell’ordine” hanno mostrato la loro impotenza e hanno violentato, ancora una volta, la società e il diritto d’espressione e libera manifestazione, mostrando il vero volto del nuovo autoritarismo messicano, mascherato da riformismo paternalista e modernismo straccione. Il video dell’arresto dello studente Atzín Andrade (Video Link 20 sec) parla da solo.

MOV2 DE OCTUBRE DE 1968 INFORMACION MOVIMIENTO  ESTUDIANTIL EN TLATELOCOPaura, sorpresa, incertezza, violenza e, come è successo a tutti i 31 arrestati del 20 novembre e ai 23 di loro che sono stati trattenuti, la negazione della scelta dell’avvocato difensore e l’impossibilità di comunicare col mondo esterno per molte ore, tra le varie violazioni ai diritti umani subite. Le responsabilità di quanto accaduto deve partire dai corpi di polizia che hanno partecipato allo sgombero ma soprattutto deve arrivare fino ai loro capi.

L’importante, quindi, non è prendere gli eventuali responsabili delle violenze o i colpevoli dei reati, sempre che ne siano stati commessi per davvero, ma instillare la paura, diffondere un messaggio chiaro: se manifesti, può succedere anche te, e non ci interessa che cosa stavi facendo, il manganello colpisce tutti solo per il fatto di essere lì in quel momento. Proprio come la narco violenza che non massacra solamente i trafficanti e i sicari della criminalità organizzata, come cercano di farci credere da 8 anni a questa parte, ma può colpire tutto e tutti, in qualunque momento, su un autobus di linea o in un campeggio, fuori da un bar o in un parco, dentro alla metro o in una festa in piazza.

Ovunque, sempre, anche se non ce ne accorgiamo e se ci ripetono che i “mafiosi” si sparano solo tra di loro. Sì, e i poliziotti invece picchiano e trattengono, torturano e sequestrano solo i delinquenti, non i cittadini “decenti”. Per un po’ volevano farci credere questa favoletta anche nel caso della mattanza degli studenti Iguala. “Le vittime erano dei guerriglieri”, dicevano alcuni. “Ordine è stato fatto”, “Erano legati ai narcos rivali deiGuerreros Unidos, ai Los Rojos”, facevano eco altri, tra giornalisti venduti, pessimi rappresentanti della “legge” e politici in mala fede.

Sprad the news presos 20NLa parola “decente”, contrario di indecente o sconcio, è stata utilizzata anche nella riforma educativa, proprio nella legislazione, per descrivere il tipo di lavoro che “finalmente” potranno ottenere i maestri messicani, come se fino ad oggi fossero stati sconvenienti, immorali, e la riforma, approvata l’anno scorso dal parlamento su proposta presidenziale e contestata duramente dai sindacati dissidenti degli insegnanti, venisse a salvarli dalle loro bassezze. Perversioni del linguaggio e d’una certa classe politica. Il presidente ha sottolineato come ci sia stato un “coordinamento tra le forze federali e quelle della capitale per far rispettare la legge durante le mobilitazioni di giovedì”. Ci vuole davvero del cinismo.

Il discorso ufficiale dice una cosa, però la realtà, ritratta da migliaia di foto e video lo smentisce. Ma la TV ha un potere ancora maggiore delle reti sociali ed ecco che la repressione dello zocalo del 20 novembre deve iniziare e finire prima del telegiornale più seguito, quello delle 22.30. Così si potrà raccontare come la polizia federale e quella della capitale hanno agito per salvare la patria da alcuni facinorosi, 100 o 200mila facinorosi che, tornando a casa, non possono far altro che gridare “Governo assassino!” e “Fuori Peña!” e darsi appuntamento per il prossimo corteo o la prossima assemblea. Il foro globale per Ayotzinapa, formato all’estero da oltre 60 istituzioni e organizzazioni per aumentare la pressione internazionale, per denunciare la situazione e creare iniziative, raccolte dal blog https://ayotzinapasomostodos.wordpress.com/, sta promuovendo un appello Contro la repressione e la criminalizzazione della protesta civile in Messico. La lettera si può firmare a questo LINK.

Che cosa raccoglie un paese che semina corpi?

unam 68Il compositore di salse e ballate panamense Ruben Blades canta e si chiede: “Dove vanno i desaparecidos?”. Alcuni hanno il privilegio di finire nella memoria collettiva, pochi ricompaiono, altri restano con le loro famiglie, come ombre e ricordi della vita che avevano e che lo stato gli ha portato via. Alcuni finiscono sulle foto appese ai muri nelle stazioni della metropolitana e la maggior parte confluisce in una statistica incerta, traballante, come quelle che da un lustro rimbalzano sui media e sui siti governativi del Messico. Paese di fosse comuni, paese di bellezze naturali, deserti, oceani a est, a ovest, e coste infinite, come le piantagioni di papavero da oppio e marijuana. Territorio ricco di tradizioni, tragedie e arti senza eguali, tra i primi esportatori di auto straniere e metanfetamine. Paese di desaparecidos, 22mila, 27mila, 30 mila, nessuno lo sa. Ma si sa che sono tanti.

Come tanti sono i 43 studenti della scuola normale “Isidro Burgos” di Ayotzinapa, sequestrati dai poliziotti di Iguala e Cocula, nello stato del Guerrero, la notte del 26 settembre e consegnati, per ordine del sindaco di Iguala, José Luis Abarca, a una banda di narcotrafficanti dal nome ridicolo e terribile: i Guerreros Unidos. Lo stato c’era, ma non ha agito. La polizia statale e quella federale non sono intervenute. Il 27esimo battaglione dell’esercito, di stanza nella zona, non solo non ha impedito l’uccisione di tre studenti e di altre tre persone, non solo “non ha avvertito” sparatorie e inseguimenti durati ore nella sua zona di competenza, lavandosene le mani, ma i soldati hanno addirittura vessato e maltrattato gli studenti che s’erano rifugiati in un ospedale per chiedere aiuto e soccorso. Li ha chiamati dottore dell’ospedale. Perché?

Sapeva che questi l’avrebbero fatta pagare cara ai “rivoltosi” alunni della normale? Pare proprio di sì. Li ha chiamati perché chi comanda realmente là sono loro? Forse sì. Non il sindaco, corrotto fino all’osso e colluso coi narcos al punto da utilizzarli come braccio armato per tutti i suoi lavoretti, in alleanza con la polizia locale controllata dal suocompadre Felipe Flores. Non sua moglie, sorella di quattro narcotrafficanti e connessione logica tra gli affari sporchi del marito e quelli della sua famiglia d’origine. Non l’ex governatore Aguirre, ora dimissionario ma sempre in attesa di tornare sulla scena politica grazie al sostegno indefesso dei suoi compagni di partito del PRD. O almeno non solo loro.

pri diaz ordaz peña nietoOltre alle zoppicanti versioni della procura stanno circolando altre ipotesi che attribuiscono la responsabilità dei fatti di Iguala all’esercito, come sostengono l’ex Generale Francisco Gallardo, intervistato da Federico Mastrogiovanni per la rivista Variopinto, e un comunicato del gruppo guerrigliero EPR (Esercito Popolare Rivoluzionario). Entrambi denunciano come fino ad oggi l’esercito abbia condotto nella regione una sorta di guerra permanente di bassa intensità contro studenti e contadini, gruppi insorti e sindacati, che, oltre a rappresentare le voci più critiche a livello politico, s’oppongono allo sfruttamento delle risorse da parte delle multinazionali del settore minerario. A un’ora da Iguala, infatti, c’è la miniera d’oro più importante dell’America Latina e nella zona s’estraggono anche argento, piombo, ferro, rame e zinco.

Forze armate messicane, neoliberalismo e riformismo presidenziale

L’esercito mantiene la sua buona fetta di potere, ingrassato economicamente e potenziato nelle sue funzioni dalla politica di narco-guerra di Calderón (2006-2012) e mantenuto da Peña Nieto, forse impantanato tra la tentazione di ridimensionarne il budget e la presenza sul territorio e l’impossibilità concreta di farlo. Più facile ordinare alle TV amiche e al corpo consolare in tutto il mondo la propagazione di campagne mediatiche e offensive diplomatiche per nascondere i problemi endemici del paese, molto più “strutturali” del pacchetto di riforme costituzionali che sono dette, appunto “strutturali” e sono state approvato in fretta e furia nel 2013 dai partiti del Patto per il Messico, le grande intese alla messicana tra PRI, PRD e PAN (Partito Acción Nazional).

68 dueOggi la “coalizione” per le riforme è fallita, ma ha lasciato una bella eredità al Messico: riforme neoliberali e frettolose in quasi tutti i settori dell’economia e del mondo del lavoro, dall’energia all’istruzione, dalle telecomunicazioni al fisco. Mentre il debito cresce quasi come ai tempi d’oro del vecchio PRI del secolo scorso, non si prevedono le coperture per rimpiazzare la rendita petrolifera generata dalla compagnia statale PEMEX che, asfissiata dai sindacati cooptati dal governo e dal fisco che si porta via a priori i 2/3 del suo fatturato, è in caduta libera. Le entrate statali per gas e crudo verranno presto ulteriormente compromesse dall’ingresso delle multinazionali energetiche straniere, assetate di idrocarburi e forza lavoro capace, disciplinata, ricattabile e iper-flessibile. L’Europa pare seguire il “modello socio-economico messicano” e il Messico lo radicalizza per dare il buon esempio e farsi bello dinnanzi agli investitori europei, cinesi, americani e giapponesi.

Di fronte alla ritirata dello stato e del welfare e all’avanzata del fondamentalismo di mercato, dell’insicurezza fisica, della disuguaglianza economica e dell’incertezza sociale, una risposta logica e spietata sembra essere l’uso delle forze armate come strumento di contenzione, offesa, controllo e stabilizzazione. Ad ogni modo non è un segreto che i militari restino il pilastro della strategia di sicurezza attuale, anche se, fino a poco tempo fa e per un paio d’anni, non se n’è parlato. Ayotzinapa rappresenta in questo senso un doloroso ma formidabile spartiacque, la rottura dei sogni di gloria del dinosauro PRI (Partido Revolucionario Institucional), tornato al potere dopo 12 anni di digiuno.

firme ayotzinapaIn genere le milizie, per continuare a essere determinanti, hanno bisogno delle emergenze e del conflitto, sia esso, nel contesto messicano, tra narco-cartelli o tra diversi livelli di governo (locale, statale e federale), ovvero tra gli apparati dello stato e i trafficanti, se non tra il proprio paese e altri stati. E hanno la necessità di mantenere alto il livello di scontro, inteso anche come guerra di bassa intensità e conflitto sociale, condotti contro i gruppi dissidenti come gli studenti e i maestri delle normali o i sindacati non cooptati dal governo e i campesinos, per proseguire nella gestione di affari e territori, di carriere interne ed equilibri politici locali e, perché no, nazionali. Occorre giustificare ad libitum la propria esistenza e l’aumento delle proprie competenze e risorse. Non tutti la pensano così negli ambienti castrensi, tant’è che nelle elezioni presidenziali del 2012 esistevano settori delle forze armate che sostenevano il candidato di centro-sinistra Andrés Manuel López Obrador perché aveva promesso il ritorno dei militari nelle caserme e la fine della narco-guerra militarizzata.

Guerrero guerrigliero e tradizioni stragiste

A parte le diverse “correnti di pensiero”, c’è anche da considerare che la situazione del Guerrero è peculiare: tra gli stati più poveri della repubblica messicana, è da decenni focolaio di insurrezioni armati e guerrigliere, polizie comunitarie e dissidenze sociali combattive e radicali che hanno nell’esercito il principale nemico, insieme ai governatori di turno e ai vari corpi di polizia. Lo stesso Angel Aguirre, nel marzo 1996, divenne governatore sostituto del cacicco del PRI, Rubén Figueroa, dopo la strage di Aguas Blancasdel 28 giugno di quell’anno, in cui 17 contadini furono ammazzati dalla polizia statale e 21 furono feriti durante un’imboscata pianificata dalle autorità e, presumibilmente, dallo stesso Figueroa. Verso la fine del suo mandato ad interim, fu a sua volta indicato come responsabile del massacro de El Charco del 13 giugno 1998, in cui un battaglione di soldati sparò e uccise 11 presunti guerriglieri disarmati. La mattanza de El Charco è stata considerata come un precedente di quanto avvenuto a Iguala due mesi fa da alcuni giornalisti.

68 centroPer capire le logiche del potere nel Guerrero, basta menzionare il fatto che a Iguala c’è un’intera zona cittadina dedicata alla moglie di Ruben Figueroa, chiamata “colonia Silvia Smutny de Figueroa”, codice postale 40010. Il padre del politico, Rubén Figueroa Figueroa, fu governatore del Guerrero tra il 1975 e il 1981, durante gli anni più duri della guerra sucia (guerra sporca) del governo contro i gruppi guerriglieri e ogni tipo di dissenso sociale. Il leggendario guerrigliero, fondatore del Partido de los Pobres, Lucio Cabañas era un maestro diplomato alla scuola normale di Ayotzinapa, ma soprattutto era un acerrimo nemico di Figueroa. Infatti, il Partido aveva rapito il politico nel maggio 1974 e poi rilasciato tre mesi dopo.

Quando Lucio venne ucciso dall’esercito il 2 dicembre di quell’anno, Figueroa, non soddisfatto, si vendicò su sua moglie Isabel. Una volta eletto governatore, fece liberare lei, sua figlia e sua suocera, che erano detenute in una caserma militare da anni. Con l’inganno indusse Isabel, solo sedicenne, ad andare nel suo ufficio e la violentò. La ragazza perse il figlio del suo aggressore, prodotto di quella violenza, in seguito a un aborto spontaneo pochi mesi dopo. Storie, antiche e odierne, di baroni, eserciti, governanti e popoli in lotta nel Messico profondo. Ne parla la giornalista Laura Castellanos,in Mexico Armado 1943-1981 (Ed. Era, Messico, 2007). Il caso Ayotzinapa ha risvegliato le cellule guerrigliere. Solo il mese scorso i quattro gruppi principali della regione – Ejército Popular Revolucionario (EPR), Ejército Revolucionario del Pueblo Insurgente (ERPI), Ejército Revolucionario del Pueblo (ERP), le Milicias Populares e le Fuerzas Armadas Revolucionarias-Liberación del Pueblo, hanno emesso 13 comunicati.

Calle 13 e Pepe Mujica

calle13 con papa ayotzinapaSabato 22 novembre, al Palacio de los deportes di Città del Messico c’è stato un concerto particolare. Siccome la costituzione messicana impedisce agli stranieri di realizzare attività politiche nel paese, il “Residente” René Pérez, cantante della band portoricana Calle 13, ha deciso di dare uno spazio ai familiari dei desaparecidos di Ayotzinapa. Il padre dello studente César Manuel González, ha parlato di fronte a 18mila spettatori: “Noi non siamo stanchi, abbiamo camminato e non vi immaginate quanto, ma siamo ancora più forti perché anche se ci dicono che ci sono tombe e fosse, vedrete che raschiando in questo Stato troverete migliaia di morti, non sono solo 43”. Negli ultimi giorni i genitori dei ragazzi hanno continuato a cercare, a esplorare, a scavare nei dintorni di Iguala e hanno trovate sette nuove fosse clandestine, con dentro altri cadaveri e resti da identificare, altri desaparecidos senza identità. “Tutte le cause sociali sono importanti, ma il caso di Ayotzianapa mi pare che vada oltre la politica: trascende il piano dei diritti umani, va oltre il Messico, è una cosa più grande, perché è una situazione molto forte, è una disgrazia”, ha concluso Pérez.

Il presidente uruguayano, José “Pepe” Mujica, in un’intervista per Foreign Affairs ha parlato del Messico come di “una specie di stato fallito, in cui i pubblici poteri sono totalmente fuori controllo, in marcimento”. La cancelleria messicana ha reagito esprimendo “sorpresa e rifiuto”. Mujica ha anche detto che “la parte migliore del Messico è obbligata, cada chi debba cadere, faccia male a chi debba far male, indipendentemente dalle conseguenze, a chiarire questa questione, perché a partire da questo episodio sono sorte cose collaterali, come la scoperta di tombe che non c’erano prima. Vuol dire che ci sono più morti che non sono nemmeno rivendicati. Allora la vita umana vale meno di quella di un cane”.

In chiusura segnalo un ottimo video realizzato dal Centro Universitario di Studi Cinematorgrafici (CUEC) della UNAM, Universidad Nacional Autonoma de México, per descrivere la IV Giornata d’Azione Globale per Ayotzinapa e la mega-marcia nella capitale messicana per protestare contro la sparizione dei 43 studenti normalisti e chiedere la renuncia del presidente Peña Nieto al grido di “¡Fue el Estado!”. 

Link Orignale Vimeo

Lettera/ Petizione per Laurence Maxwell e gli 11 detenuti politici del #20NOVMX

I reportage su Carmilla:

  1. 1. La strage degli studenti in Messico: Narco-Stato e Narco-Politica
  2. Il Messico e Ayotzinapa gridano: 43 con vida ya!
  3. Benvenuti in Messico: desaparecidos e morti di #Ayotzinapa #Fueelestado
  4. Due mesi dopo la strage: le vene aperte del Messico e #Ayotzinapa

Ultime narrazioni di Andrea Spotti su Radio Onda d’Urto:

  1. 1. Messico, un 20 novembre di lotta e repressione
  2. Ayotzinapa Somos Todos: IV giornata di Azione Globale

Due documentari di Vice:

Prima parte: The missing 43: Mexico’s disappeared students

Seconda Parte: The search continues: Mexico’s desappeared students

Altri Link Utili:

GlobalProject – Cronaca della IV Giornata Globale per Ayotzinapa e altri articoli

A cosa sono servite per ora le proteste: Infografica

Radiografia delle organizzazioni criminali nel Guerrero

Video dell’intervento della deputata Heinke Hänsel al parlamento tedesco su Ayotzinapa e i Messico.

Video Sgombero Zocalo di Eje Central

https://www.youtube.com/watch?v=2eEOJIkllb0

Video Sgombero by Subversiones

https://www.youtube.com/watch?v=rz3ygBi0qcc

Video IV Jornada de Acción Global Ayotzinapa 20 novembre 2014 di Subversiones

https://www.youtube.com/watch?v=xh96O6pMIC4

 guerrero ayotzinapa crac7

¿Adónde van los desaparecidos?
Busca en el agua y en los matorrales.
¿Y por qué es que se desaparecen?
Porque no todos somos iguales.
¿Y cuándo vuelve el desaparecido?
Cada vez que los trae el pensamiento.
¿Cómo se le habla al desaparecido?
Con la emoción apretando por dentro.”

Da “Desaparecidos” di Rubén Blades

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Appello Internazionale per #Ayotzinapa.

Lettera Internazionale per #Ayotzinapa

Il nostro dolore e la nostra rabbia

Come proseguire in questa nuova tappa?

Dal 26 settembre 2014 il Messico ha visto se stesso e il mondo è tornato a vedere una realtà ormai inoccultabile che si è palesata nella forma più terribile. Iguala è il luogo nel quale il Messico del dolore e della morte non ha più potuto evadere dalla sua realtà, il luogo che ha riempito d’indignazione il mondo intero, il luogo nel quale il segreto di Pulcinella si è convertito in un grido di dolore e rabbia. Prosegui la lettura »

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Liberateli subito

Los de Abajo

Liberateli. Subito.

Gloria Muñoz Ramírez

Il 20 novembre sarà ricordato come un giorno storico, quando si sono svolte più di 500 mobilitazioni in Messico e nel mondo per chiedere di riavere in vita i 43 studenti di Ayotzinapa, Guerrero, dopo più di 50 giorni in cui sono stati vittime di sparizione forzata e tre dei loro compagni assassinati. La richiesta, anch’essa centrale, delle dimissioni del presidente Enrique Peña Nieto è risuonata contemporaneamente in Corea del Sud, Nuova Zelanda, India ed in centinaia di città di Stati Uniti ed Europa. Ed ovviamente, in tutto il territorio messicano. Il grido di “Andatevene tutti!” è stato certamente sentito dalla classe politica messicana di tutti i colori, i cui membri non osano nemmeno più frasi vedere in queste manifestazioni. Non si salva nessuno. Prosegui la lettura »

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