Disintegrazione sociale con le città rurali.


La Jornada – Lunedì 14 maggio 2012

ONG presenta le conclusioni di una missione di osservazione in Chiapas nell’ottobre scorso e denuncia un piano di disintegrazione sociale attraverso le città rurali sostenibili

Hermann Bellinghausen. Inviato. San Cristóbal de las Casas, Chis., 13 maggio. Dietro il Programma Città Rurali Sostenibili soggiace un processo di riordinamento territoriale attraverso le strutture dello Stato che risponde ad interessi dettati dagli organismi finanziarie multinazionali al fine di instaurare un nuovo ordine sociale. I governi federale e statale hanno implementato progetti e programmi che in teoria si propongono di sradicare la povertà portando sviluppo presso i villaggi, ma che in pratica sono processi di disintegrazione comunitaria, saccheggio del territorio e sradicamento culturale. Questo processo di sradicamento smantella ogni possibilità per i popoli di riuscire ad esercitare il diritto alla libera determinazione.

Questa è la principale conclusione del rapporto della Red por la Paz Chiapas (formata da nove importanti organizzazioni civili) ed il Colectivo de Análisis e Información Kolectiva (CAIK), prodotto della missione civile di osservazione realizzata nelle città rurali del Chiapas nell’ottobre scorso. Le organizzazioni hanno visitato due città rurali gà abitate (Juan de Grijalva e Santiago El Pinar) ed altre quattro in costruzione o progettate, con lo scopo, affermano, di documentare la situazione attuale in materia di diritti umani nella quale si trova la popolazione direttamente coinvolta nel Programma Città Rurali Sostenibili (Programa CRS) che il governo sta portando avanti nello stato.

Tra le principali conclusioni, la relazione sostiene che nel settembre del 2009 il presidente Felipe Calderón inaugurò la prima città rurale sostenibile del mondo, chiamata Nuevo Juan de Grijalva, entità che, secondo i funzionari, era la risposta finale al binomio povertà-dispersione. Con questo pretesto, e per il fatto che i villaggi ai quali si rivolge il progetto si trovano in zone a rischio, le comunità sono state o saranno ricollocate in città rurali senza essere state adeguatamente consultate. Questa risposta alla povertà nelle campagne, sottolinea la relazione, è stato criticata fortemente dalle comunità che devono essere sfollate, così come da persone ed organizzazioni della società civile. Il primo motivo di queste opere non sembra sempre essere l’attenzione per le comunità, poiché gli interessi delle imprese private svolgono un ruolo importante, così come gli interessi politici dei governi statale e federale. Le testimonianze delle persone colpite raccolte nella relazione, dimostrano i diversi modi in cui il Programa CRS viola diritti umani internazionalmente riconosciuti, tra questi quello alla libera determinazione dei popoli. Le violazioni documentate dalle organizzazioni rivelano che i popoli non hanno partecipato né sono mai stati consultati in nessuna delle fasi del progetto, al contrario, per lo più sono stati sgomberati con minacce di smantellamento delle infrastrutture dei servizi nelle loro comunità o infondendo loro paura a vivere in zone dichiarate a rischio dal governo. Queste violazioni, si aggiunge, non rispettano gli accordi internazionali in materia di diritti umani firmati e ratificati dal governo messicano. La relazione ritiene preoccupante che la capacità collettiva di decidere come organizzarsi, così come qualunque tentativo di costruzione sociale che emani dai popoli indigeni e contadini che differisca dal modello statale, sembrino avere come destino la frammentazione, l’annullamento o la criminalizzazione. http://www.jornada.unam.mx/2012/05/14/politica/018n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

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