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Il Messico e la giustizia dei Narcos

Il governo vuole realizzare centri ecoturistici Gli zapatisti denunciano lo sgombero e la distruzione di una comunità indigena

Il vescovo emerito Samuel Ruiz ha visitato il professor Alberto Patishtán Gómez nel carcere di San Cristóbal, riconoscendo la sua lotta per integrità di spirito

DICHIARAZIONE FINALE DELL'INCONTRO DELLO SCORSO GENNAIO

Messico: La resistenza di un villaggio, la solidarietà di un Movimento: Atenco

La JBG del Caracol IV di Morelia, denuncia aggressioni da parte della OPDDIC

Dichiarazione dell' Incontro Europeo della rete di invdividui e collettivi solidali con gli zapatisti, Francia, Enero 2010

Confederazione degli Industriali della Repubblica Messicana (Coparmex): Persistono le cause motivo della sollevazione zapatista

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L'inevitabile misantropia quotidiana

Inserito il 13 Dicembre 2008 alle 14:00

"L'inevitabile misantropia quotidiana" (brano tratto da un mio testo)
di Om - http://om.noblogs.org

Mi fa arrabbiare l'arroganza di chi prevarica, la sensazione di non poter far nulla, l'indifferenza.

R-esisto chiudendo gli occhi, cercando i compromessi, sognando un mondo diverso.

Il testo completo lo si trova qui.

Lungo il tratto di strada senza marciapiede le auto mi sfrecciano accanto arroganti e sfacciate. Zaffate di monossido di carbonio trovano facilmente spazi in cui intrufolarsi nei miei bronchi dilatati dallo sforzo del camminare a passo spedito. È troppo facile muoversi in automobile, è da codardi. Protetti dalle proprie corazze di alluminio anodizzato gli automobilisti se ne sbattono delle conseguenze che provocano: inquinamento e rumore. Ma anche la rarefazione dei trasporti pubblici, e l'assenza di collegamenti con i luoghi più discosti, la corsa al petrolio, le guerre e atrocità di ogni tipo. L'asfaltamento di ettari di terreno per farci nuove strade, la perforazione delle montagne, l'intasamento delle città, la trasformazione di ogni area verde in parcheggio. Saranno per sempre coinvolti gli automobilisti, e un giorno la pagheranno! E dovranno avere sulla coscienza i polmoni invasi dal cancro di C., il cranio spappolato della piccola L. investita sulle strisce pedonali, gli uomini torturati nelle prigioni americane e il cervo lasciato morente sul bordo della strada. E poi se la prendono con i lupi. I lupi sono loro, assetati di rapidità e inebriati dagli effluvi di un arbremagique al cocco. Tutto subito, tutto è dovuto. Odio gli automobilisti, mi fanno schifo, non si rendono conto della fatica che a volte si fa ad andare a piedi, quando il bello di passeggiare sotto le stelle non basta a controbilanciare il freddo, la stanchezza e la voglia di essere a casa. Li odio quando piove ed io faccio autostop e loro non si fermano per evitare di infangare i tappetini sintetici dei loro veicoli immorali. Il petrolio teniamocelo per infuocare le clave dei giocolieri e da far sputare ai mangiafuoco. Darei volentieri fuoco alle automobili parcheggiate ordinatamente dentro alla linea blu, se non sapessi che il fumo sprigionato dalla combustione della gomma inquinerebbe forse di più di quanto non fa un veicolo in movimento. Taglierei volentieri le gomme di quel gippone da una tonnellata che viene utilizzato per portare in giro i nemmeno settanta chili di carne umana di quel liceale cresciuto in una società che non ha saputo dargli rito di passaggio migliore dell'esame della patente. Ma distruggere automobili non fa che far crescere il pil, sono gli automobilisti il giusto obbiettivo. Un'auto distrutta si ricompra, un automobilista convertito alla bicicletta è un passo verso un mondo migliore. Un automobilista morto è una via di mezzo per nulla disprezzabile.

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